La dichiarazione dei redditi di Trump è uno scoop. Anzi no

di Luca Marfè

NEW YORK - La dichiarazione dei redditi di Donald Trump è uno scoop. Anzi no. La politica americana, in questa complessa partita a scacchi fatta di tanti annunci, qualche strillo e poche verità, ha scelto oramai da tempo Twitter come palcoscenico delle proprie agitazioni. Ed è proprio dai 140 caratteri della rete sociale più diffusa qui negli Stati Uniti che la giornalista e presentatrice televisiva di Msnbc, Rachel Maddow, lancia il guanto di sfida dichiarando di avere tra le mani il prezioso documento. Pochi minuti e ribatte la Casa Bianca, svelando le cifre (ma non i particolari) del lontano 2005 cui fa riferimento la scrittura fiscale: 38 milioni di dollari di tasse versate a fronte di 150 milioni di dollari di redditi maturati nello stesso anno.

Numeri sui quali si può discutere nel dettaglio, tra aliquote e tecnicismi, che spazzano via però, addirittura di colpo, le ombre di una evasione pressoché totale di cui è accusato il presidente dal fronte politico-mediatico dei democratici.

Certo, ci sono ben 12 altri anni nel mezzo, ma il contraccolpo della serata è più favorevole che contrario a Trump che può permettersi attraverso il suo entourage di vestire persino i panni della vittima riguardo ad una documentazione trafugata in maniera illecita, secondo quanto sostenuto dai suoi legali.

Negli Stati Uniti, infatti, il primo emendamento consente alla stampa di pubblicare qualsiasi documento, sia esso di natura pubblica o privata. Possibilità tuttavia concessa, in quest'ultimo caso specifico, purché il responsabile della testata giornalistica dimostri di averlo a sua volta ricevuto da altre fonti e non si sia esposto in prima persona per averlo o addirittura per produrlo.

E, proprio mentre su questo aspetto si prepara la battaglia legale tra la Casa Bianca e la rete televisiva Msnbc, condita da spunti fantasiosi secondo i quali sarebbe stato lo stesso team di Trump a far saltare finalmente fuori la sua dichiarazione dei redditi pur di distrarre l’attenzione da dossier più spinosi, si sparpagliano tutt’intorno domande che ben poco hanno a che vedere con questa vicenda e che, contestualmente, ne dimostrano il flop, non soltanto mediatico.

Su tutte: che ne sarà di ObamaCare?

La riforma sanitaria voluta e costruita da Barack Obama, firmata nel marzo del 2010, ha mostrato in questi anni pregi e difetti, salvando parecchie vite, ma calamitando su di sé una serie sconfinata di critiche, anche in casa democratica, legate prevalentemente alla sua sostenibilità economica.

Proprio un’eventuale rivisitazione del sistema, in realtà già strutturata sotto il marchio TrumpCare, va analizzata a fondo, ben al di là delle cifre diramate ad occhio da New York Times e Cnn che rischiano di rivelarsi veritiere al pari dei sondaggi che davano Hillary Clinton avanti di percentuali a due cifre.

Rivisitazione, inoltre, che va contestualizzata ed osservata nell’ambito del quadro culturale a stelle e strisce per poter essere compresa appieno. Gli Stati Uniti, infatti, sono una realtà in seno alla quale di spazi per la mentalità assistenzialista ce ne sono pochi, pochissimi. Per cui tutto ciò che può suonare come una sorta di scandalo dal versante europeo dell’Oceano, qui può essere non soltanto inteso, ma addirittura desiderato da chi avverte una pressione fiscale eccessiva, divenuta necessaria negli ultimi anni proprio per mettere in piedi e tenere in vita un sistema sanitario più giusto e più vasto. Sistema che, tuttavia, ruota attorno a cifre vertiginose legate a decenni e decenni di impennate del mercato assicurativo.

Ecco: è su temi importanti come questo che si giocherà la vera sfida americana e non sui presunti scoop o sugli attacchi isterici di queste ultime ore. Ed è proprio su dossier del genere che un’opposizione lucida, sia essa politica o mediatica, dovrebbe provare a “mordere” un presidente che, viceversa, potrebbe persino trarre benefici da questo clima di veleni, come ha del resto già ampiamente dimostrato di saper fare nel corso della campagna elettorale.

Sarebbe meglio non distrarsi, insomma.
Mercoledì 15 Marzo 2017, 22:22 - Ultimo aggiornamento: 15-03-2017 22:22
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1 di 1 commenti presenti
2017-03-16 07:04:17
non so come e' in Italia ma so come e' qui negli States In America paghi meno tasse se : sei sposato, hai figli, una finanziaria da pagare, conti medici, se fai beneficenza, se investi in certi mutui come IRA, oppure 401K, ci sono tanti modi per diluire il costo delle tasse se sei qualificato. e se hai un lavoro in proprio puoi dedurre anche di piu' compreso I kilometri etc se hai un reddito da un certo livello scale e se hai un reddito di un altro livello scala dipende ci sono persone cosi; ricche qui che I loro dividendi sono piu ' alti del costo delle loro segratarie qui in America non si paga per fare banca e' gratis se hai un certo livello di deposito 10 mila dollari fai banca gratis o di meno carte di credito nessuna quota annuale gratis e ti danno pure I punti Il Mister Trum e' un Business man e lui sa il valore dei soldi ecco perche vuole America Great again dopo 8 anni di Obama credo che ora possiamo respirare aria nuova per I medio classe Noi medio classe abbiamo pagato troppo in questi ultimi 8 anni come le assicurazioni private per via dell Obama care, tutto e' aumentato qua anche le assucurazioni di auto e della casa cose che non possiamo farne a meno. Le banche voglion che tu sia in debito , Ho chiamato la mia banca la settimana scorsa ho chiesto qual'e e' la procedura migliore di finire la mia finanziaria al piu; presto risposta Nessuna! a meno che non metta piu;' soldi sul principale pagamento. Per fortuna il mercato in borsa sta andando bene l unica consolazione per ora. Qui in America gente comune se non sta attenta con I soldi va a finire sotti I ponti in un giro di 3 mesi, mi reputo fortunata perche' so amministrare I soldi. Ma non tutti qua stanno bene c'e' molta gente che vive assegno dopo assegno paga dopo paga specialmente al nord e certi stati come Mississippi, Alabama , Louisiana, Georgia Detroit non tutti sono ricchi in America ma posso dirvi che il popolo Americano e' un popolo perbene e con dignita', Io amo questo Paese che mi ha accolta quando non avevo nulla solo il sogno Americano. e mi dispiace per gli altri che non hanno avuto il mio drive di riuscire nella vita ciao Viva Mr Trump! make America great again! we are waiting....

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