Case green, ecco i nuovi immobili esonerati: più flessibilità, nuovi criteri per adeguarsi

Gli Stati potranno chiedere più tempo per raggiungere i target della direttiva

Case green, ecco i nuovi immobili esonerati: più flessibilità, nuovi criteri per adeguarsi
Criteri più flessibili per allentare la stretta “green” sulle case. Li prevede, secondo quanto si apprende a Bruxelles, l’ultima versione del compromesso...

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Criteri più flessibili per allentare la stretta “green” sulle case. Li prevede, secondo quanto si apprende a Bruxelles, l’ultima versione del compromesso sulla riforma della direttiva sulla performance energetica degli edifici (Epbd) negoziato tra i principali gruppi politici del Parlamento europeo. Quella, cioè, che dopo le ultime limature di tecnici e linguisti, sarà messa al voto della commissione Industria e Energia (Itre) dell’Eurocamera il 9 febbraio prossimo. Un passaggio, per ora, in qualche modo blindato.

 

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Case green, più flessibilità


I target rimangono quelli delle precedenti bozze, cioè il raggiungimento, nella scala A1-G, della classe energetica E entro il 2030 e, quindi, della D al 2033 (il che, si calcola a Bruxelles, interesserebbe una forbice tra i 3,1 e i 3,7 immobili in Italia). Ma dopo una serie di distinguo bipartisan registratisi nelle ultime settimane tanto nel centrodestra quanto nel centrosinistra, tra le deroghe previste dall’articolo 9 della direttiva spunta un ampio principio di flessibilità valido almeno fino al 2037 e che potrà coprire fino al 22% dell’edilizia residenziale. 


In sostanza, spiegano fonti parlamentari vicine al dossier, la disposizione «consentirà agli Stati membri di ottenere dilazioni o modifiche giustificate» al raggiungimento degli obiettivi di efficientemente energetico, se dovute a «ragioni di fattibilità economica, tecnica o per la mancanza di forza lavoro qualificata sufficiente». 
Insomma, se ci saranno motivi oggettivi tali da impedire il salto di classe energetica di un certo immobile, ad esempio perché lo sforzo sarebbe spropositato, lo Stato dovrà informarne Bruxelles e potrà fermarsi «al livello che sarà tecnicamente possibile raggiungere», anche laddove questo dovesse essere inferiore al target indicato invece dalla direttiva.

 


LE DEROGHE


Se sulle forme di sostegno si conferma un mix di aiuti finanziari nazionali e Ue, viene ampliata ulteriormente anche la tipologia di immobili che potranno sottrarsi alla stretta: ciò varrà non soltanto per gli edifici di pregio artistico, per quelli di culto e per le seconde case, ma pure per quelli a cui vengono riconosciuti meriti storico-architettonici. Il compromesso trovato in commissione Itre mette d’accordo non solo popolari e socialisti, ma pure liberali, verdi e sinistre. Eppure, nonostante l’ampia base, l’approvazione da parte della plenaria, appuntamento in calendario tra poco più di un mese, potrebbe partire in salita. «Il confronto politico non finisce certo qui», assicura chi conosce bene il dossier. In Aula a Strasburgo pattuglie di eurodeputati dissidenti potranno andare alla ricerca di maggioranze alternative e presentare emendamenti di radicale modifica del testo, incluso il rigetto della proposta. Gli indiziati chiave sono i cristiano-democratici tedeschi, tra i principali oppositori del provvedimento insieme ai francesi e a una nutrita fronda di italiani. 

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Il Mattino