«Ischia, blindare i porti», la ricetta choc del leghista

«Tutti a casa loro». Ma il monito questa volta non è riservato solo ai migranti. Sta suscitando polemiche l'appello lanciato al Viminale da Vitale Pitone, che sull'isola è il referente della Lega di Salvini. Pitone ha chiesto al ministro degli Interni - come si legge nella sua pagina Facebook - di potenziare gli organici delle forze dell'ordine affinchè «venga attuato un sistematico controllo dei documenti di tutti coloro che si imbarcano da Napoli o da Pozzuoli, alla volta dell'isola verde». «Alle nostre forze di polizia presenti sul territorio dell'isola d'Ischia, che elogio per il lavoro continuativo che esercitano su tutta l'isola 24 ore su 24, in modo particolare nel periodo estivo, chiediamo di potenziare i controlli. Sono consapevole - scrive Pitone - che per arrivare a soddisfare questa mia richiesta c'è bisogno di più personale di pubblica sicurezza, ma sono fiducioso e sicuro che presto grazie al ministro e vicepremier Matteo Salvini arriveranno rinforzi. Trovo indispensabile - sottolinea - il controllo sui porti commerciali e turistici dell'intera isola, la identificazione da parte della Pubblica Sicurezza di tutti i passeggeri e villeggianti all'imbarco e allo sbarco. Perché chi non ha nulla da temere si presterà volentieri al controllo visto il fine lungimirante. E utile a identificare persone non regolari e che poi una volta sbarcate tranquillamente esercitano l'accattonaggio, e anche per chi non ha nessuna intenzione di villeggiare ma solo di delinquere».
 
Fin qui l'uscita del coordinatore leghista. Le polemiche non si sono fatte attendere. «Non sapevo che Ischia fosse diventato uno Stato a parte rispetto all'Italia, per cui ci sarebbe la necessità di identificare, a priori e senza alcuna giustificazione particolare di emergenza di ordine pubblico, tutti i passeggeri che dalla terraferma si imbarcano verso l'isola» è il commento lapidario di Giosi Ferrandino, parlamentare europeo del Pd. «Controllare tutti, quindi anche i pendolari, anche i turisti e i villeggianti? Ischia vive di turismo, non credo sia una buona idea quella di veicolare forme di paura verso chiunque non si conosca. La proposta chiaramente è irrealizzabile, ma deve preoccupare tutti per il clima di sospetto che la Lega cerca di instillare nel Paese a tutti i livelli» continua Ferrandino, che a Bruxelles è componente della Commissione turismo. «Tenere a bada indesiderati e delinquenti - conclude - è compito che viene svolto già quotidianamente dalle forze dell'ordine».

In realtà il malcontento per una certa presenza di villeggianti «indesiderati» serpeggia sull'isola, tanto che non pochi sono i commenti favorevoli lasciati nella bacheca Facebook di Pitone. «Bisognerebbe fare accertamenti - scrive una donna - su chi affitta le case a certa gente». E qualcun altro rileva che i delinquenti «possono arrivare anche con altri mezzi». «Infatti - risponde Pitone - io chiedo controlli per tutti, anche per chi arriva al porto turistico con il suo yacht». Un'isola dai confini blindati, insomma. «Non vedo altre soluzioni - dice il leghista - per un problema annoso e che in nessun modo è stato risolto». Ma con chi ce l'ha, in particolare, Pitone? E come si potrebbero realizzare i «respingimenti» che ha in mente? «A questo dovrebbero pensare le forze dell'ordine. Ma non possiamo far arrivare chiunque»,, spiega. Peccato che controlli di questa portata rallenterebbero in modo esasperante gli imbarchi da Napoli, come fa notare un altro ischitano su Facebook. D'estate la media giornaliera degli sbarchi supera quota trentamila. Anche per questo bollano come «bizzarra» la proposta i rappresentanti di albergatori e commercianti che pure sono sempre in prima linea nel richiedere attenzione alla sicurezza sul territorio. Marco Bottiglieri, presidente dell'Aicom di Ischia, si dice «perplesso e stupito». Ermando Mennella, leader di Federalberghi, è categorico: «La proposta è assurda ed irricevibile. Le forze dell'ordine? Svolgono la loro funzione e lo stanno facendo benissimo».

D'altronde l'attuale ordinamento legislativo non prevede misure del genere, se non in casi di conclamata emergenza. «Agli agenti in divisa, o a quelli in borghese che dimostrano di appartenere alle forze dell'ordine - chiarisce il penalista Bruno Molinaro - è consentito in qualsiasi momento effettuare controlli e chiedere quindi i documenti d'identità. Ma il controllo generalizzato può essere giustificato solo in casi di particolari situazioni di allarme sociale, tali da imporre in via temporanea al cittadino il sacrificio e la limitazione della libertà personale e del diritto alla tutela della propria privacy».

Leggi l'articolo completo su Il Mattino
Outbrain