Dal Luigino di bronzo al pezzotto d'oro, contro il «Napo» lo sfottò corre sui social

Il giorno dopo l'annuncio che proietta Napoli sui mercati finanziari, lo sfottò corre sul social. E trova una prateria. Perché sulla trovata del sindaco di una valuta iper-locale il popolo del web dilaga. Così, dallo sfottò al sondaggio il passo è breve.

Dopo un'uscita che confina pericolosamente con il surreale, i DeMa-scettici più ridanciani fanno presto a mettersi in scia. E, nel tentativo di smorzare il disappunto con la carta abrasiva del sarcasmo, si cimentano in un pubblico divertissement. A lanciare il sondaggio è il notaio napoletano e scrittore Dino Falconio: «Dai un nome alla nuova moneta municipale autonoma che il Comune di Napoli batterà secondo l'annuncio del sindaco», annuncia, affacciandosi al davanzale di Facebook, virtuale come la valuta immaginata dal sindaco. Segue elenco delle proposte pervenute: «1) Luigino di bronzo; 2) dollaro pizzaiolo (A. Guardiano); 3) franco di cerimonie; 4) marco di Forcella; 5) pezzotto d'oro (Valentina de Giovanni); 6) (San) Carlino. Chiude la carrellata N-Euro: il calembour partorito dalla mente di Fabio Mangone è tra quelli che raccolgono più consensi.
 
Le controproposte non si fanno attendere, e a corredo dei commenti circolano pure le prime riproduzioni del bitcoin in salsa partenopea. Manco a dirlo, con l'effigie del primo cittadino in bella mostra. Luca Gentile resta in ambito medico e propone una variazione sul tema avanzato da Mangone: «N-eur-one». «Luigino di bronzo mi sembra perfetto. Ovviamente con l'effige del suo volto», reclama per l'appunto Gian Paolo Califano. Annunziata Titti Perna, invece, offre al dibattito due alternative: «Scellino scettico o Corona azzurra». Vincenzo Pugliese mette l'inquietudine tra parentesi: «Dra(c)mma».

L'audience, non c'è che dire, è scatenata. Se Vincenzo Strino non boccia completamente la trovata di de Magistris, Augusto Crespi parla di «Ridicoluzione» arancione e forgia «Ridicol-coin». E mentre Nico Dente Gattola sceglie un didascalico «faccia di bronzo», Vincenzo Polverino si affida ai classici: Pinzillacchero e Quisquilio come sterlina e penny per gli inglesi.

Una delle idee più gettonate (sic!), però, spunta sulla pagina di Cittadinanza attiva in difesa di Napoli: «Trovato il nome alla moneta di Gigino: Delira», scrive Alessandro Manna, incassando è il caso di dire - ben 165 like.

Nelle stesse ore, l'indagine sul battesimo della criptovaluta vesuviana si consuma anche sulla bacheca di Stanislao Lanzotti, che siede in Consiglio comunale tra i banchi di Forza Italia: «Il sindaco conia una nuova moneta... adesso il problema è: come la chiamiamo?», s'interroga caustico. «Vomeuro, Neuro, pirlaCoin le prime proposte», informa puntuale i suoi lettori. Non pago, qualche ora più tardi, aggiunge: «Ragazzi, qui il fatto è serio. Dite a Roberto (Fico, evidentemente, ndr) che non è cosa». Il riferimento agli ammiccamenti tra M5S e il sindaco è larvato, eppure evidente.

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