Risiko bilancio: la Corte dei Conti blocca la spesa del Comune

La Corte dei Conti - la sezione regionale della Campania - blocca la spesa del Comune ma non per intero. «Il blocco - si legge nell'ordinanza - può riguardare solo i programmi di spesa discrezionalmente autorizzata dal bilancio», in sostanza non quella «obbligatoria» che include molte tipologie, soprattutto quelle delle politiche sociali: «È infatti la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio e non l'equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione». È solo questa la buona notizia di giornata a Palazzo San Giacomo, tenuto conto che nella «spesa obbligatoria» sono incluse anche «le obbligazioni già assunte». È una mazzata per il Comune perché la magistratura contabile boccia le «azioni correttive di riequilibrio dei conti» messe in campo, vale a dire la dismissione del patrimonio e una maggiore capacità di riscossione. Per i magistrati contabili siamo all'anno zero. Con l'aggravante di avere utilizzato il miliardi e 200 milioni di anticipazioni dello Stato per abbattere il disavanzo, una pratica non consentita.
 
Argomento ostico: che impatto avrà la bocciatura sul Comune al netto dell'annacquato blocco della spesa? Nel Milleproroghe approvato anche al Senato - si ricorderà - c'è quel famoso emendamento spalma-debiti che consente agli enti locali in predissesto - è il caso di Napoli - di potere riformulare un nuovo piano di riequilibrio. La bocciatura è dunque su un piano destinato a cambiare. Palazzo San Giacomo potrà dribblare ancora le sanzioni della Corte più o meno per un anno, forse di meno. Il vero tema è che si guadagna tempo ma al Comune servono soldi. La bocciatura è strutturale, vale a dire che la magistratura contabile ha certificato che il Comune non riesce a vendere gli immobili né a incassare più tasse e multe. Il sindaco Luigi de Magistris e la sua giunta dovrebbero mettere in campo azioni già avviate dal 2013 che non hanno prodotto nulla. Perché il trend dovrebbe cambiare in pochi mesi? Certo tutto è possibile, tuttavia a oggi non ci sono elementi tali che fanno immaginare improvvise entrate da centinaia di milioni per risanare i conti dalla vendita degli immobili. Se non arriva una robusta iniezione di liquidità dall'alto, dallo Stato, il Comune è condannato a vegetare finché può, poi sarà dissesto. Che è giusto ribadire non è all'ordine del giorno. Infatti, la Corte dei Conti per ora ha bloccato la spesa «sino all'adozione delle necessarie manovre correttive» che dovranno arrivare entro 60 giorni fermo restando che il Comune potrebbe fare ricorso.

La Corte dei Conti al riguardo è chiara nonché sibillina: «In buona sostanza - scrivono i magistrati - per il Comune di Napoli non appare ad oggi risolta la situazione di periculum incombente sugli equilibri di bilancio». E questo per due motivi: «Per l'inidoneità del piano straordinario di alienazione a fornire copertura allo squilibrio prossimo del 2019, determinato da minori trasferimenti erariali conseguenti all'elusione del saldo di finanza pubblica del 2016». Il riferimento è alla mancata iscrizione del debito con il Cr8 nel bilancio di quell'anno, con il paradosso che il debito è stato pagato ma la sanzione comminata dalle Sezioni riunite della Corte dei Conti - pari all'entità del debito circa 85 milioni - viene prelevata alla fonte dallo Stato tramite appunto minori trasferimenti per 85 milioni. Il secondo motivo del periculum addotto dalla Corte dei conti è molto tecnico ma preoccupante. I conti l'anno prossimo non torneranno «per la sottostima dello squilibrio oggetto delle misure correttive per effetto della mancata riquantificazione del disavanzo». Per la Corte dei Conti il disavanzo è di 2,7 miliardi e non 1,7 per l'utilizzo delle anticipazioni dello Stato in maniera non «legale» fatto dal Comune.

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