Stadio San Paolo, il Comune tende la mano al Napoli: dialoghiamo

Tre le notizie di giornata: «Siamo pronti a fare noi il primo passo, e chiediamo alla Ssc Napoli di tornare al tavolo delle trattative», quindi un'apertura politica da parte del Comune verso il club azzurro. «Il Napoli giocherà al San Paolo senza alcun dubbio per tutto l'anno» e «la convenzione è impossibile da fare e forse è la migliore soluzione stante l'inagibilità di una parte dello stadio per i lavori e la sostituzione dei sediolini di qui a poco». La terza notizia è che «tra Comune e Ssc Napoli la partita finanziaria è in pari». Tre affermazioni targate Attilio Auricchio, capo di gabinetto del Comune, e Ciro Borriello, assessore allo Sport. In realtà ce ne sarebbe una quarta, un «a margine» come si dice in questi casi, che lascia interdetti. La frangia più movimentista e - diciamo così rivoluzionaria - arancione, avrebbe in animo un colpo o un «golpe». Chiudere l'impianto di Fuorigrotta, «concedere solo l'utilizzo del manto erboso al Napoli e sbigliettare» con la bandana in testa come dei Robin hood all'incontrario in modo «da recuperare i soldi dalla Ssc Napoli e darli al Comune». Sembra una barzelletta e speriamo che tale resti, ma l'obiettivo è stato fissato sul serio, magari in attesa di battere la moneta di «Partenope» in qualche officina del Comune e risolvere così tutti i problemi.
 
La nuova puntata sullo stadio San Paolo e i rapporti tra la Ssc Napoli di patron Aurelio De Laurentiis e Palazzo San Giacomo si è svolta in sede di Commissione Sport, presieduta da Carmine Sgambati. All'ordine del giorno la convenzione per la gestione dell'impianto e il tema della partita del dare e avere a livello finanziario. Auricchio, da buon carabiniere, è diretto: «Sul dare e avere è tutto chiaro e definito, c'è da disciplinare l'anno in corso» racconta. Cosa significa? Che un conto è avere trovato l'accordo sui soldi, altra cosa è come pagare e come incassare in assenza di un patto amministrativamente valido. La confusione è enorme. Perché la bufera è sulla convenzione che copre gli ultimi due anni. Quella 2018-2023 la Ssc Napoli al momento non la vuole nemmeno leggere. Come pagherà De Laurentiis dunque il Comune? Per l'anno in corso l'assessore precisa: «Noi abbiamo sempre le porte aperte, quando il presidente vorrà fissare un incontro, il secondo piano di Palazzo San Giacomo è a disposizione per parlare con la Società». E ancora: «Il San Paolo è perfettamente agibile e praticabile in ogni suo settore. Ora bisognerà usare il regolamento comunale che prevede l'applicazione di un costo fisso di circa 5mila euro oltre al 10% sull'incasso lordo, a cui vengono sottratte alcune spese che sono a carico del Napoli per la manutenzione del terreno di gioco». Nella sostanza il patron spedisce il borderò in Municipio, il Comune fa la fattura e il Napoli paga.

Sgambati racconta: «Non c'è possibilità al momento di formalizzare una convenzione e quindi si regoleranno tutte le partite a domanda individuale». Il presidente della Commissione trasparenza Mimmo Palmieri invece «vuole capire al più presto come chiudere la situazione della stagione 2015/16 in cui c'era una convenzione ponte mai sottoscritta dal Napoli e per gli anni a seguire per cui il Napoli non ha mai pagato». Il piddino Diego Venanzoni attacca il Comune: «Bisogna dialogare con la Società, il pasticcio amministrativo lo avete fatto voi». Pietro Rinaldi di demA invoca «il rispetto delle regole, valgono per tutti, la Società paghi» ma non fa sapere come. E dovrebbe dirlo anche alle migliaia di occupanti abusivi dei beni comunali per i quali è stata confezionata «l'indennità di abitazione» in luogo del canone, questo sì un artifizio che apre le porte a una sanatoria mai vista.

A proposito di regole, in questo contesto si inserisce la cricca della rivoluzione che vorrebbe un «esproprio proletario» degli incassi. In questi casi si dice che «serve la politica per far tornare tutti alla ragione», si attendono notizie rassicuranti dall'inquilino numero 1 di Palazzo San Giacomo.

A proposito di San Paolo - che ospiterà apertura e chiusura della kermesse del 2019 - la giunta ha approvato l'appalto per mezzo milione per il nuovo impianto audio. E in funzione dei Giochi per il Polifunzionale di Soccavo i lavori - come prescritti dalla Fisu - che consistono nella manutenzione delle tre palestre dell'impianto alle norme «nonché di manutenzione edile e impiantistica degli spogliatoi e dei bagni per un importo di 558mila euro. Infine il glorioso Caduti di Brema di Barra, ben 550mila euro per rifarlo sostanzialmente ex novo. Proprio la Fisu oggi sarà in città con il direttore Marc Vandenplas per fare il punto con il commissario e l'Aru sui lavori in tutti gli impianti interessati dalle Universiadi.

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