Prof morto a Biella dopo il vaccino Astrazeneca, la moglie: «Era in perfetta salute, ma io dico che bisogna vaccinarsi»

«Bisogna continuare a credere nel vaccino perché è l’unico modo per uscire da questa situazione. Anche mio marito ci credeva». Simona Riussi, nel...
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«Bisogna continuare a credere nel vaccino perché è l’unico modo per uscire da questa situazione. Anche mio marito ci credeva». Simona Riussi, nel suo dolore, chiede chiarezza per la morte del marito Sandro Tognatti, 57 anni, insegnante di clarinetto al conservatorio di Novara, ma non se la sente di puntare il dito contro il vaccino AstraZeneca. Suo marito ha iniziato a stare male circa quattordici ore dopo la somministrazione. Erano insieme nella casa alle porte di Cossato. Ha chiamato lei i soccorsi e ha fatto di tutto per salvarlo. Adesso sull’accaduto è stata aperta un’inchiesta. Tognatti era in perfetta salute e aveva fatto il tampone, risultato negativo, pochi giorni prima. Una serie di eventi che hanno portato ieri la Regione Piemonte, a sospendere per alcune ore i vaccini con AstraZeneca. Fino a quando è stato individuato il lotto a cui apparteneva la fiala finita sotto indagine. 

Pensa che sia stata colpa del vaccino?

«Sono d’accordo che si debba fare chiarezza su quello che è successo. Ma per capire se si è sbagliato qualcosa e andare avanti con il piano di vaccinazione. Che io sappia al momento non c’è un legame con il vaccino. Hanno aperto un’indagine perché mio marito è mancato poco dopo la somministrazione e all’improvviso». 

Suo marito soffriva di qualche patologia?
«No, nessuna. Era in perfetta salute: non soffriva di cuore o altro. Aveva i globuli rossi nel sangue più piccoli della norma, ma non era una condizione legata all’anemia mediterranea. E lo aveva comunque segnalato quando si è presentato a fare il vaccino. Aveva anche fatto il tampone molecolare pochi giorni prima ed era negativo». 

Quando ha iniziato a sentirsi male?
«Sabato abbiamo fatto entrambi il vaccino. Lui prima, io dopo. Nella notte ha avuto la febbre. Al mattino ha fatto colazione. Io stavo sbrigando alcune cose in casa, mentre lui ha detto che preferiva riposare. Ho provato a chiamarlo dal piano di sotto ma non rispondeva. Quando sono andata a vedere come stava mi sono accorta che non respirava. Ho chiamato i soccorsi, mentre cercavo di rianimarlo. Poi è arrivata l’ambulanza. Ma è stato tutto inutile. Alla fine lo hanno portato via e non ho potuto più rivederlo. E questa è la cosa che più mi fa star male. Faccio ancora fatica a rendermi conto di quello che è successo». 

Aveva avuto paura a vaccinarsi?
«No, era tranquillo. Ne avevamo parlato perché lo dovevamo fare tutti in famiglia, siamo tutti insegnanti. E guardando le statistiche era tranquillo. Pensava che fosse l’unica strada per tornare alla normalità. Per riappropriarsi del suo lavoro di insegnante». 

Adesso cosa pensa del vaccino?
«Ufficialmente non c’è ancora un legame su quanto accaduto. Voglio che sia fatta chiarezza. Lui diceva che poche decine di casi sospetti su milioni di vaccini eseguiti erano pochi. Almeno guardando alla statistica. E in ogni caso si sa che con i vaccini ci possono essere delle controindicazioni, ma è l’unica strada che esiste per uscire dalla pandemia. Lui ci teneva davvero a poter tornare a fare il suo lavoro. E non da dietro una barriera di plexiglas. Gli mancava molto il rapporto vero con i suoi allievi. Spero davvero che si possa far chiarezza su quanto accaduto per poter andar avanti, per poter uscire da questa situazione».

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