«Morbillo party», asili privati fai-da-te e finte prenotazioni: così i «No Vax» aggirano la legge

Piccoli untori cercasi. Pur di non darla vinta a Fedeli, Lorenzin e Burioni, i più temerari tra i genitori no-vax hanno deciso di sfidare la sorte e organizzare...

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Piccoli untori cercasi. Pur di non darla vinta a Fedeli, Lorenzin e Burioni, i più temerari tra i genitori no-vax hanno deciso di sfidare la sorte e organizzare “morbillo party” a domicilio. Il metodo è semplice: ci si contatta sui social, si cerca il bimbo infetto più vicino a casa, e poi si organizza una festicciola nella speranza che la malattia attecchisca tra una patatina e l’altra, con tanti saluti al vaccino obbligatorio. Onde facilitare la libera circolazione del bacillo in libero Stato, era sorto persino un nutrito gruppo Facebook composto da 400 persone. Il motto non lasciava adito a dubbi: «Immunizzare in modo naturale e a vita il proprio figlio come una volta».


Ma anche se il gruppo è stato poi oscurato in seguito alla segnalazione al Garante dell’infanzia delle Marche, i proseliti non si sono persi d’animo, dirigendo i loro sforzi sulle bacheche private. «Se per caso qualcuno dei vostri figli sta contraendo qualche malattia esantematica tipo morbillo parotite varicella rosolia, vi prego di avvisarmi - scrive una mamma - Porterò mio figlio a contatto col vostro per farlo ammalare come vuole natura».
Ispirata da madre natura, anche la mossa del cavallo di molti genitori no-vax bolognesi, che a Pianoro hanno preso d’assalto la “Scuola nel bosco”, un’associazione che fa attività all’aperto riservate ai bambini tra i 3 e i 6 anni».

Dato che non si tratta di un istituto paritario, l’asilo non rientra tra le strutture scolastiche per le quali è richiesto l’obbligo vaccinale. E così, per la prima volta nella sua storia, la scuola nel bosco ha registrato il tutto esaurito, e ha dovuto dar vita a una lunghissima lista d’attesa nel tentativo di placare centinaia di genitori scalpitanti. Da Bologna al Veneto di Zaia, il tam tam è stato contagioso. In men che non si dica, anche gli asili nel bosco del Veronese, del Vicentino e del Padovano si sono gremiti di piccoli no-vax. Promettente, ma ancora avvolta dal mistero, anche l’exit strategy messa a punto dai genitori dissidenti veneti in sinergia con la frangia valdostana del movimento.

«Se una famiglia non può mandare il figlio a scuola, lo manda dalla vicina che lo tiene con altri 3 o 4 bimbi. Di più non possiamo dirvi», ha spiegato l’associazione Vaccinare informati. Ma se parte del movimento preferisce ripiegare sull’astuzia, l’ala più intransigente sembra disposta a combattere corpo a corpo il nemico senza alcun infingimento. È il caso di quanti si presentano dal pediatra con il modulo di «Garanzia di sicurezza del medico riguardo i vaccini».


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