Como Nuoto-Aktis Acquachiara, il sogno di Chiara Foresta

Chiara Foresta
«Vincerà chi terrà duro più a lungo». Doppietta in gara 1, cinquina in gara 2. Alla vigilia di Como Nuoto-Aktis Acquachiara Chiara Foresta sogna...

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«Vincerà chi terrà duro più a lungo». Doppietta in gara 1, cinquina in gara 2. Alla vigilia di Como Nuoto-Aktis Acquachiara Chiara Foresta sogna in grande. La promozione in serie A1 si decide in Lombardia contro le rane rosa (ore 14). «Sarà tosta sotto tutti i punti di vista. Il fattore campo gioverà sicuramente di più alle nostre avversarie, ma noi siamo motivate più che mai e non sarà questo a fermarci», spiega la pallanuotista di Scampia.

«Sappiamo quali sono le nostre potenzialità e le abbiamo dimostrate in entrambe le sfide», ammette la giocatrice classe 1998. Prima di laurearsi alla triennale in Scienze motorie il 22 luglio alla Parthenope («Requisiti igienico-sanitari degli impianti natatori», l’argomento scelto non a caso per completare in presenza il percorso universitario), la biancazzurra vuole bissare l’impresa già conquistata con il club di Franco Porzio: ritornare nella categoria che conta. «Lo spero con tutto il cuore, perché è stato un anno difficile per tutte e ce lo meritiamo davvero», auspica fiduciosa Foresta.

«Barbara Damiani è stata breve e concisa, ci ha chiesto di pensare solo a vincere domenica», racconta l’acquachiarina. Amore per la pallanuoto nata in famiglia. «Ho iniziato nuoto all’età di 6 anni insieme ad un mio compagno di scuola. L’ho praticato a livello agonistico fino a 10-11 anni e a questa età, poi, ho deciso di cambiare e passare alla pallanuoto: andavo a vedere le partite di Andrea, mio fratello maggiore, e mi sono appassionata sempre di più», confessa Chiara, giocatrice-allenatrice. «Prima della pandemia facevo l’istruttrice di nuoto in piscina».

Servirà la stessa grinta mostrata a Fuorigrotta. «Ero troppo emozionata e presa dall’ansia alla Scandone. Durante il riscaldamento non mi sentivo molto in forma e questo pensiero mi appesantiva anche la mente, ma una volta che la partita è cominciata, ho dimenticato tutto e ho pensato solo a giocare e credo di averlo fatto al massimo delle mie capacità». Pesante e decisiva la sua cinquina. «Essendo molto autocritica però, penso di continuo ai tre falli d’espulsione che ho preso e che non avrei dovuto prendere: avrei dovuto avere un po’ più di lucidità ed evitarli. Sono comunque contenta della prestazione e anche della tenacia che hanno avuto le mie compagne», argomenta la prolifica atleta napoletana.

Successo maturato a porte chiuse, senza l’apporto caloroso dei sostenitori biancazzurri. «Volevo ricordare quanto fosse assurdo, nella nostra attuale situazione, non permettere l’accesso libero al pubblico negli impianti. La Scandone è enorme e può ospitare 5 mila persone. Limitare l’ingresso in partite così importanti non è positivo neanche per la visibilità di questo sport, quando poi sono aperte discoteche e gli stadi zeppi». Osservazioni ben calibrate. Foresta e compagne a un passo dal sogno.

 

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Il Mattino