Masucci trovato cadavere in casa,
il gip archivia: «È stato un suicidio»

Martedì 9 Ottobre 2018 di Alessandra Montalbetti
Caso Masucci: il gip Fabrizio Ciccone ha archiviato il procedimento penale, accogliendo la richiesta del pubblico ministero del tribunale di Avellino, Cecilia De Angelis. Dunque il gip ha accolto la tesi sostenuta fin dall'inizio dalla procura di Avellino che il 73enne si sia suicidato. Ieri ha sciolto la riserva dopo l'udienza camerale svoltasi la scorsa settimana e durante la quale gli avvocati nominati dai familiari della vittima, Benedetto De Maio e Stefano Montone, avevano chiesto un supplemento d'indagine per far luce sul giallo di Contrada Archi.
 
La richiesta d'archiviazione da parte della procura era giunta dopo sei mesi di indagini, dettata dalle conclusioni a cui erano giunti gli inquirenti, tutte convergenti in un'unica direzione, ovvero quella del suicidio. I familiari di Ugo Masucci - il 73enne ritrovato cadavere nella sua villa di contrada Archi, la mattina dell'11 dicembre dello scorso anno con un colpo alla nuca - non hanno mai creduto all'ipotesi suicidio e tramite i loro legali, Stefano Montone e Benedetto De Maio, chiesero un approfondimento investigativo per analizzare aspetti inesplorati dagli inquirenti. Ma dall'autopsia, effettuata dalla dottoressa Carmen Sementa, non emersero sul corpo del 73enne, segni di aggressione e gli abiti dell'uomo furono rinvenuti completamente integri. Circostanze che fecero escludere eventuali colluttazioni ingaggiate dal 73enne con dei malintenzionati. Inoltre le lesioni furono riscontrate solo in prossimità della nuca: un unico colpo esploso dal basso verso l'alto, circostanza che avvalorò l'ipotesi suicidio.

Ma anche altri accertamenti esclusero il coinvolgimento di terze persone nella morte di Ugo Masucci, che negli ultimi tempi si era mostrato molto turbato, meno gioviale con collaboratori ed amici di sempre, senza dare loro delle spiegazioni.

Lo stesso consulente nominato dalla procura di Avellino, l'ingegnere balistico, Vincenzo De Cristofaro escluse la possibilità che a sparare fosse stata una seconda persona in quanto «tutti i vincoli geometrici correlati all'architettura della stanza e altre suppellettili limitrofe alla salma non fecero deporre a un'ipotesi di questo tipo». Conferma che giunse anche dagli esami effettuati presso il reparto investigazioni scientifiche di Roma sulla pistola e gli altri indumenti del dentista che evidenziarono la presenza di un unico profilo genetico compatibile con quello del medico, oltre alla presenza di tracce di antimonio, bario e silicio sulle mani ed abiti del 73enne. D'altronde il dentista era già risultato positivo all'esame dello stube, il 17 gennaio scorso. La stessa arma, rinvenuta nella villa del 73enne accanto al cadavere, in seguito agli accertamenti effettuati dai carabinieri del comando provinciale di Avellino, era risultata di sua proprietà e positiva. A breve il comunicato ufficiale da parte dei legali della famiglia teso a rendere note le motivazioni dell'archiviazione.
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