L'omicidio al bar nel Sannio: «Non volevo ucciderlo ma ero arrabbiato: ha colpito la mia auto»

Mercoledì 19 Dicembre 2018 di Enrico Marra
«Non volevo ucciderlo, ma mi aveva fatto arrabbiare anche perché aveva colpito con un calcio la mia auto». Così Antonio De Franco, 26 anni di origine bulgara, adottato all'età di sei anni da una coppia di coniugi irpini, ieri mattina per oltre un'ora ha dato la sua versione sulla lite conclusasi con la morte di un ucraino di 23 anni. L'interrogatorio davanti al Gip Loredana Camerlengo si è svolto nel carcere di contrada Capodimonte dove il giovane è rinchiuso da domenica mattina con l'imputazione di omicidio volontario. Presenti i suoi difensori Claudio Fusco e Stefano Pescatore.

Sabato sera l'ucraino si era trattenuto in una pizzeria con due connazionali nella frazione Bagnara di Sant'Angelo a Cupolo. All'uscita dal locale ha raggiunto il bar in compagnia di Antonio De Franco che così ha ricostruito quei momenti: «Abbiamo preso insieme una birra. Poi è giunto un mio cugino e l'ucraino ha iniziato ad infastidirmi, si mostrava euforico, qualche spintone e mani addosso, parolacce e bestemmie. Insieme a mio cugino siamo andati via ma appena salito sulla mia auto, una Fiat Punto, l'ucraino ha sferrato un calcio contro la carrozzeria. Sono sceso, ho preso dal bagaglio il piede di porco che avevo adoperato nei giorni precedenti per tirare fuori da una cunetta la mia auto e l'ho colpito. Volevo solo dargli una lezione. L'ho colpito una sola volta».
 
De Franco, poi, ha ricostruito il suo itinerario verso la casa di Chianche dove in preda alla disperazione in piena notte ha raccontato ai genitori adottivi ciò che era accaduto. Il padre ha subito deciso di avvertire i carabinieri, ma i militari che sin dal primo momento avevano identificato l'omicida, erano già sulle sue tracce e sono giunti nell'abitazione dove hanno arrestato l'elettricista.
De Franco, condotto in caserma, è stato subito interrogato dai carabinieri alla presenza del sostituto procuratore della Repubblica di turno Assunta Tillo che aveva coordinato l'attività investigativa sin dal primo momento e del suo difensore Stefano Pescatore.

Il giovane stordito e sotto choc per l'accaduto si è avvalso della facoltà di non rispondere. I carabinieri nella prima fase delle indagini, dunque, si sono dovuti accontentare delle dichiarazioni rese da alcuni testimoni, tra cui il titolare del bar e gli altri avventori.
Ieri mattina, nel carcere del capoluogo, invece, De Franco ha deciso di dare la sua versione tenendo a ribadire che il suo carattere particolarmente irascibile lo aveva portato ad agire in modo inconsulto. Dichiarazioni che in ogni caso hanno confermato, sostanzialmente, quella che era stata la prima ricostruzione dell'omicidio.

I suoi legali nelle prossime ore sarebbero propensi a chiedere al magistrato una perizia per il giovane per fare chiarezza sulle sue condizioni mentali. Per il momento il magistrato ha convalidato l'arresto, mentre i legali non hanno avanzato alcuna istanza.
In merito all'autopsia sul corpo di Mykhailo Prodivus, che attualmente è presso la sala mortuaria dell'ospedale «Rummo» di Benevento, al momento non è stato deciso ancora nulla sulla data. Si sa soltanto che l'esame autoptico sarà eseguito del medico legale Umberto De Gennaro. Si attendono le notifiche ai familiari del giovane deceduto che sono all'estero. © RIPRODUZIONE RISERVATA