Gigi Di Fiore
CONTROSTORIE di
Gigi Di Fiore

 Russia e Turchia, in guerra 160 anni fa

Lunedì 21 Dicembre 2015
La paura assale tutti, venti di catastrofe assorbono notiziari e dibattiti televisivi. L'attentato di Parigi ha fatto piombare l'Europa e non solo in una sensazione di dramma prossimo venturo da terza guerra mondiale che, come diceva Einstein, non si sa come si combatterà mentre la quarta certamente sarà combattuta con pietre e clave.

Per questo, l'episodio degli ultimi giorni fa preoccupare ancora di più: mi riferisco all'abbattimento dell'aereo militare russo eseguito dai militari turchi. E' tensione, con il presidente turco Erdogan a richiamare i valori dell'antico impero ottomano, della civiltà orientale schiacciata da quella europea. Ricordi storici a sostenere l'identità che difende il premier turco.

La tensione russo-turca richiama a 160 anni fa, ad una guerra sanguinosa che coinvolse tre grandi potenze di allora (Russia, Inghilterra e Francia), provocò migliaia di morti, fece da spinta alla nascita della Croce rossa, fu il primo banco di prova per giornalisti inviati di guerra e fotografi dal fronte che non si erano mai visti prima. 

Parlo di quella che viene ricordata come la "guerra di Crimea", banco di prova per il minuscolo Stato del Piemonte, alleato di Turchia, Francia e Inghilterra contro la Russia. Il conte di Cavour ottenne prestiti dalle banche inglesi, per il suo corpo di spedizione. Soldi che poi l'Italia intera finì di restituire solo nel 1902. 

Guerra di un'eroica e inutile carica mortale di cavalleria, come quella degli inglesi a Balaklava. Guerra del pesante assedio di Sebastopoli. Guerra che mise di fronte due civiltà, due eredità storiche europee che, a quanto sembra, si contrappongono ancora oggi. Guerra di religione.

I russi dello zar Nicola I si facevano difensori della Chiesa greco-ortodossa e aggredirono l'allora impero ottomano guidato dal sultano turco Omar Pascià. Anche allora c'era confusione, alimentata da interessi economici: Inghilterra e Francia si schierarono con il sultano, per "difendere la civiltà". Eppure, fino ad allora, gli intellettuali europei si erano nutriti di immagini degli unspeakable Turks autori di atrocità e oppressori di popoli eroici come i greci. La contrapposizione tra culture e storie fu superata bollando, un po' come oggi, la Russia come aggressore per aver invaso gli autonomi Principati danubiani, che erano sotto la sovranità nominale del sultano.

Sorse la questione e la guerra d'Oriente, terra che scuote e agita ancora l'Europa 160 anni dopo. La guerra fu pesante, con epidemie di colera tra le truppe, disagi continui, clima insopportabile. Il corpo di spedizione piemontese perse più soldati per il colera che per l'unico irrilevante combattimento alla Cernaia. Il vero problema era il controllo nevralgico del Mar Nero. La Russia zarista sconfitta cominciò a disgregarsi, ma continuò a sfaldarsi anche l'impero ottomano sotto la spinta di nascenti Nazioni. Ferita aperta, allora la Russia ne faceva anche questione di civiltà storico-religiosa da difendere. Francia e Inghilterra pensavano invece ad altri interessi, quelli economici.

Le guerre, in ogni epoca, sono sempre tragedie brutte. Sono sofferenze e morte, sangue e distruzione a difesa di poteri, rendite di posizione, sopravvivenze. Quello che accadde nel 1855 ebbe per scenario proprio l'area che oggi apre tanti fronti di crisi. Sono mutati equilibri, situazioni, assetti, Stati, ma lo sguardo all'indietro non è inutile. Fa capire tante cose, porta alle origini di contrasti e differenze che oggi offrono spunto a decine e decine di confronti in tv. Mai dire: è roba vecchia, la storia non serve. Ce ne potremmo pentire, mentre cerchiamo chiavi di lettura sul nostro mondo impazzito.
Ultimo aggiornamento: 10:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA