Il sindaco di Riace cerca casa:
«Stanotte ho dormito in macchina»

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di Bruno Palermo

«Praticamente sono in esilio. Non ho ancora deciso dove andare. Devo ancora trovare una casa in cui sistemarmi, ma ci sono amici che mi sono vicini in questo momento critico e che mi stanno assistendo. Sono in giro perché non ce l'ho un luogo fisso dove stare. Per quattro ore ho dormito nella macchina. Io vengo dalla militanza, sono abituato». Queste le parole del sindaco di Riace, Domenico Lucano, che ieri mattina ha aspettato fino all'ultimo secondo consentitogli e poi ha lasciato il paese come imposto dal Tribunale del Riesame di Reggio Calabria che martedì sera ha trasformato gli arresti domiciliari in divieto di dimora.

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INDAGATO
Mimmo Lucano, come lo chiamano un po' tutti, è indagato dallo scorso 2 ottobre dalla Procura di Locri per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e affidamento fraudolento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti. In macchina Lucano ha caricato alcuni effetti personali, qualche libro e ha aggiunto: «Sto vivendo, comunque, una condizione di precarietà. Se avrò bisogno di altre cose me le farò portare da mia figlia». La notte scorsa il sindaco sospeso di Riace l'ha trascorsa a Caulonia, a casa di amici, a pochi chilometri da Riace, ma lontano comunque dalla sua compagna Tesfahun Lemlem. Il provvedimento del Tribunale del Riesame di fatto divide la coppia, visto che Lucano ha il divieto di dimora a Riace, mentre per Lemlem è stato disposto l'obbligo di firma.
 


È stato il giorno delle reazioni alla decisione del Tribunale del Riesame, reazioni arrivate da tutte le parti, così come le proposte di ospitalità per Lucano. Il Ministro dell'Interno, Matteo Salvini, ha detto: «Se un giudice dice che non può mettere piede nel proprio paese, evidentemente Lucano non è un eroe dei tempi moderni. O è stato distratto o non so che altro».

Il Tribunale della libertà di Reggio Calabria, intanto, non ha ancora fissato l'udienza per la discussione del ricorso presentato dalla Procura della Repubblica di Locri che chiede di contestare a Lucano anche i reati di associazione per delinquere, concussione, truffa aggravata, abuso e malversazione, che sono stati rigettati dal Gip nella sua ordinanza del 2 ottobre scorso.
«Io ho paura che tutto questo sia diventato un fatto politico, chiude Lucano che mi stiano mettendo in mezzo per stritolarmi. Non mi pento di niente, ho imparato a guardare alle persone che stanno molto peggio di noi. Penso che la mia azione sia stata utile anche per la Calabria, dimostrando a tutti che non è soltanto terra di ndrangheta e di fatti negativi. E questo per me è un motivo di orgoglio».
 
Giovedì 18 Ottobre 2018, 07:55 - Ultimo aggiornamento: 19 Ottobre, 06:53
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