A Caserta tra i segreti dei Borbone

di Giusi Marchetta

Arrivare a Caserta e vedere la Reggia è tutt'uno. Per un po' mentre il treno rallenta entrando in stazione, il Palazzo Reale coincide con l'orizzonte di chi lo guarda dal finestrino. È un'accoglienza imponente, con un evidente sbilanciamento di forze: la Reggia è lì da secoli, indifferente al tempo e a chi la osserva; il turista che torna una seconda volta in treno, invece, è destinato ad alzare gli occhi per cercarla dall'altra parte del vetro.
Se è un martedì la troverà chiusa e in qualche modo farà: c'è Casertavecchia, col suo borgo e la vista che non trova ostacoli fino al Vesuvio, oppure San Leucio, le sue seterie. Ma poniamo che non sia martedì. Allora questo turista si avvierà lungo il corridoio che attraversa i quattro cortili fino alla statua dell'Ercole Farnese, poi salirà lungo lo scalone sulla cui sommità fanno la guardia due leoni di marmo. Alla fine delle due rampe, sul vestibolo dove hanno girato una scena di uno dei peggiori Star Wars, si affaccia la cappella palatina, dove il nostro turista ricorderà di alzare lo sguardo verso le colonne a sinistra per rivedere lo sfregio delle bombe, uno schiaffo della seconda guerra mondiale; subito dopo, si infilerà negli appartamenti reali, seguendo il percorso tracciato dal tappeto azzurro lungo le stanze che si succedono una dopo l'altra.

LA COPPA
Giunto alla sala di Alessandro, se avrà buona memoria, il turista che torna per la seconda volta alzerà gli occhi al soffitto per rivedere il dipinto delle nozze di Alessandro Magno. In fondo alla stanza il percorso si divide in due possibili strade: l'ala destra degli appartamenti ottocenteschi (Murat, penserà il turista, compiacendosi di ricordare) e quella sinistra, con le camere dei Borbone. Lui andrà prima a destra, accelerando per superare una piccola calca di turisti che si affolla davanti alla grande coppa di alabastro al centro della stanza. C'è un segreto che una guida sta raccontando: un fuoco acceso all'interno della coppa è visibile anche all'esterno. Un peccato non chiedere una prova, penserà il turista e intanto avrà già raggiunto la sala del trono, questo spazio maestoso, pieno di luce. Cercherà inutilmente la bilancina d'oro della giustizia che pende da una decorazione a rilievo su una parete; la prima volta l'ha vista subito ma stavolta sarà come scomparsa. O forse la prima volta era venuto con lei e questo bastava per trovare subito quello che si cerca. Poco male: solo, libero dal timore di annoiarla, si attarderà nelle retrostanze e osserverà con calma i modellini della Reggia preparati da Vanvitelli prima di edificare il palazzo, convinto che la cupola al centro dei cortili prevista nel progetto originale avrebbe rovinato il profilo della facciata. Tutto sommato, si dirà, meglio che alcune cose non si realizzino.

LA BIBLIOTECA
Al solito lo stupirà un po' la sedia volante, il primo prototipo di ascensore, ma non avrà tempo di soffermarsi troppo: dopo poco dovrà tornare indietro verso gli appartamenti di Franceschiello e sfidare la folla per poter strappare qualche minuto in più davanti al bagno reale dotato di rubinetti di acqua calda e fredda e di un modernissimo bidet, oggetto all'epoca sconosciuto oltre i confini del regno. Stavolta il turista farà più attenzione mentre attraversa le sale delle stagioni perché vorrà godersi di più le sete di San Leucio che le tappezzano con motivi legati a colori e sapori di primavera, estate, autunno e inverno. A questo punto, a sorpresa, sentirà forte il contrasto tra queste sale e la camera da letto di Francesco II, con le sue pareti spoglie e il soffitto nudo, senza affreschi. Il tifo ha ucciso il re nel letto e tutta la stanza è stata pulita col fuoco. È qui dunque che il turista si fermerà per un momento perché questa sala falsa con i suoi mobili d'epoca ma provenienti da altri palazzi, lo starà commuovendo. Più avanti, la biblioteca con i suoi volumi originali e il presepe napoletano del Settecento gli appagheranno lo sguardo e lo faranno sentire bene; ma qui la bellezza della Reggia subisce una pausa, un'incrinatura: la morte è passata e si è presa una parte della stanza. Per fortuna c'è il Parco, si dirà, mediamente malinconico, il turista che torna per la seconda volta. Ed è vero: là fuori ci sono ettari di bosco e prati che si allungano a perdita d'occhio. Stavolta è deciso a visitarlo tutto.

I PESCI
Per questo prenderà uno dei pulmini che portano i turisti all'estremità del Parco, dove, accanto alla vasca di Diana e Atteone, si affaccia il giardino inglese. La prima volta non ha fatto in tempo ma adesso non si lascerà sfuggire l'angolo più suggestivo della Reggia, un misto di piante e finte rovine antiche attraversate da vialetti. Soltanto a giro finito, lasciandosi alle spalle il giardino inglese potrà tornare a piedi verso l'uscita, dirigendosi verso il bosco vecchio fino alla Peschiera dove si pentirà di non aver portato un po' di pane per i pesci. Ricorderà che la prima volta era stata lei a sbriciolare dei cracker, a indicare le ombre rosse e nere che accorrevano per mangiare. Vedrà le stesse piccole bocche sfiorare la superficie dell'acqua in attesa. Si cercherà nelle tasche qualche briciola per non sfigurare.
 
Giovedì 8 Novembre 2018, 11:04
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