I migranti bloccano via Carlo III: «Lasciati senza scarpe e medicine»

Mercoledì 27 Luglio 2016 di Daniela Volpecina
CASERTA - Cibo scadente, niente scarpe, ticket money inesistente. Sono le accuse che arrivano dai 116 migranti ospitati nel Parco Mecos in viale Carlo III a San Nicola la Strada. Ieri mattina hanno bloccato il traffico per quasi due ore per protestare contro la cooperativa, la Gama srl, che sta gestendo la loro permanenza in Italia. Sul posto due pattuglie della Polizia, ma anche carabinieri, guardia di finanza, vigili urbani e due funzionari della questura. Solo dopo una lunga mediazione le forze dell’ordine sono riuscite a convincere gli stranieri a sciogliere il presidio.
Sotto i riflettori una serie di disagi che gli extracomunitari giudicano inaccettabili. «Siamo qui da più di due mesi – raccontano – e tutto ciò che abbiamo lo dobbiamo alla solidarietà degli italiani. Qualcuno ci ha regalato un paio di scarpe, qualcun altro un jeans o qualche t-shirt». Uno di loro sfoggia anche una vecchia bicicletta arrugginita. «La cooperativa invece non ascolta le nostre istanze – lamentano – il cibo che ci portano è di cattiva qualità, spesso capita anche di sentirsi male. Ci hanno dato un solo pantalone e una sola maglietta, 3 slip e un paio di infradito. Non comprendiamo i motivi per i quali non ci viene erogato il pocket money di 2,50 euro al giorno previsto per legge e in più siamo ancora in attesa che ci venga assegnato un dottore».
La questura intanto fa sapere che il medico di famiglia è stato individuato e che, una volta completata la prassi burocratica, spetterà alla cooperativa accompagnarli allo studio per le visite ogni qual volta sarà necessario. Nessun commento invece dalla cooperativa presente ieri mattina in viale Carlo III. Pare che abbiano recepito le istanze degli immigrati e che si sia aperto un dialogo ma intanto gli extracomunitari hanno fatto sapere di essere pronti a scendere nuovamente in strada. Gli immigrati, di età compresa tra i 18 e i 25 anni, sono originari di Gambia, Senegal, Nigeria, Eritrea, Mali e Nuova Guinea. Parlano inglese e francese. Della lingua italiana conoscono ancora pochissimo, ma si dicono felici di essere qui ed esprimono gratitudine per i residenti del Parco Mecos. Quasi tutti ci tengono a mostrare le loro cicatrici: sul viso, sulle braccia o sulle gambe. Qualcuno anche sulla pancia. Testimonianza dei maltrattamenti subiti nei loro Paesi di origine o, successivamente, per mano degli scafisti. Poche parole sul loro futuro. Ancora tutto da scrivere. «Se riusciremo ad avere il permesso di soggiorno – dicono – ci piacerebbe restare qui in Italia da uomini liberi». Intanto però resta alta la tensione. Nel condominio e fuori. La protesta degli immigrati ha suscitato un vespaio di polemiche tra gli automobilisti inferociti ma anche tra i residenti del Parco Mecos. Tra le lamentele più diffuse ci sono i disagi legati alla mancata raccolta differenziata, ai rumori molesti e al disturbo della quiete notturna ma anche alle cattive condizioni igienico-sanitarie in cui versa il condominio da quando sono arrivati i profughi. Al riguardo i residenti del cosiddetto «palazzo dei ferrovieri» hanno predisposto anche una raccolta firme da indirizzare al prefetto per chiedere il trasferimento in altra sede dei migranti.
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