I tentacoli della mafia nigeriana:
a Castel Volturno la base europea

Giovedì 13 Settembre 2018 di Paolo Barbuto
Raccontano che quando un «ovulatore» non riesce ad espellere la droga che ha ingerito, viene ucciso a coltellate (per evitare rumore di arma da fuoco), poi lo stesso coltello viene utilizzato per estrarre gli ovuli di droga dalle viscere. Subito dopo il corpo viene ridotto a brandelli e dato in pasto agli animali, per «cancellarlo».

Succede a Castel Volturno, base europea della mafia nigeriana; succede nelle ville che la borghesia napoletana costruì ai tempi del sogno della riviera romagnola in Campania e che oggi ha abbandonato perché il sogno è diventato un incubo. Attenzione, però, mica sono ville occupate con la forza? La mafia nigeriana è capace delle violenze più atroci ma sa quali sono gli errori da non commettere. Ognuno ha un regolare permesso di soggiorno e un regolare contratto di affitto, tutti mandano i figli nelle scuole italiane e vanno al supermercato dove si servono anche i pochi italiani: l'unica regola da seguire è «non dare nell'occhio», rispettare tutte le formalità richieste dal territorio, evitare di ritrovarsi in assembramenti o essere coinvolti in risse perché per «fare i soldi» bisogna essere invisibili.
 
Prima di andare avanti facciamo uno stop fondamentale. Qui parliamo di mafia, di malavitosi che provengono da quel Paese, non raccontiamo di tutti i nigeriani perché in tanti, la maggioranza, sono lavoratori, persone che hanno lasciato tutto per rincorrere una speranza, uomini e donne che lavorano con onestà. Qui parliamo di mafia nigeriana, quella che s'è incuneata in un'area dove lo Stato è «distratto».

I mafiosi che vengono dalla Nigeria li riconosci perché non si mescolano al popolo dei disperati che all'alba sale sui bus per rincorrere una giornata di lavoro da manovale, non li trovi nei campi a fare la raccolta e nemmeno sui prati a fare i giardinieri: quella è roba da disperati. Sai che ci sono, e sono più di duemila i nigeriani nel territorio di Castel Volturno, anche se non li troverai mai nei luoghi d'incontro degli altri africani: loro non si mescolano con il resto degli immigrati, hanno esigenze diverse. Però non devono mostrare ricchezza né arroganza: tre anni fa un mafioso che andava in giro in gessato e borsalino sulla testa venne ucciso e il suo corpo dato alle fiamme. L'organizzazione è «polverizzata» non c'è un solo clan ma decine di minuscole organizzazioni che convivono senza farsi la guerra: chi si prende il territorio ha vinto, non si combatte, si passa al territorio vicino. Si incontrano nelle «Connection House», luoghi privati (e blindati) dove trovano cibo e tradizioni locali, e anche prostitute a basso costo, quelle che poi verranno messe sulle strade di tutta l'Europa.

Le ragazze sono terrorizzate, impaurite dai riti voodoo o ju-ju nei quali sono state coinvolte prima della partenza accettano la strada anche se gli era stata promessa una vita di lavoro onesto. Prima di essere portate in strada, però, le «madame» devono educarle all'orrore: trascorrono uno o due mesi recluse in case dove le donne dell'organizzazione le mettono a disposizione dei malavitosi. Subiscono violenze, torture, umiliazioni, per avere la certezza che non si ribelleranno. Poi vengono «vendute», sì esattamente vendute, a chi dovrà gestirle sulle strade. E non limitatevi a pensare alla Domiziana dove il mercato è florido: le donne seviziate nelle ville di Castel Volturno finiscono nelle mani di connazionali di tutt'Italia e di gran parte d'Europa. Le trovi sui viali di Milano o di Bologna, alla periferia di Torino o di Roma, ma anche nei sobborghi di Londra o di Madrid, nelle case di Amburgo. Portano ai loro «padroni» tutto quel che guadagnano, raramente si ribellano, sono disperate, hanno strappato loro anche la forza della volontà.

Non troverete nigeriani a vendere droga agli angoli delle strade, anche se quello è il mercato più redditizio: il lavoro sporco viene lasciato a persone di altre etnie perché i mafiosi nigeriani credono nella religione e non portano morte al prossimo, al massimo tengono la droga in casa e se qualcuno la chiede gliela danno. Il non plus ultra dell'ipocrisia. L'organizzazione prevede trasporti di piccole quantità di droga, infilati nel corpo degli ovulatori in ogni maniera, nell'intestino tramite ingestione, ma anche nell'ano o nella vagina. Sono persone disperate, devono imparare un copione per intenerire chi li fermerà alla dogana: stanno scappando dall'orrore, sono stati sottoposti a violenze, tendono una mano di aiuto. Il «copione» da imparare è stato ritrovato durante una perquisizione. Ultimo aggiornamento: 16:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA