Quel rap della legalità scritto dai ragazzi di Airola con Raiz e Lucariello | Video

di Giuseppe Crimaldi

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«Senza la musica la vita sarebbe un errore», scrisse Friedrich Nietzsche. Pur non avendo mai letto nemmeno una riga del filosofo tedesco, il suo messaggio è arrivato - chiaro e diretto - a quattro ragazzi detenuti nel carcere minorile di Airola. Come tanti altri ragazzini che scontano debiti anche gravi con la società e la giustizia, loro c’erano. Presenti, ieri, alla cerimonia del premio Siani, sull’isolotto di Nisida. Fratelli nella notte: compagni di sventura in un tunnel che tuttavia fa intravedere un grande spiraglio di luce. E quella luce è nelle note di un rap.
Tutto merito di due grandi cantanti: Raiz e Lucariello. Progetto musicale che si conquista il cameo finale nella giornata dedicata a Giancarlo Siani. Per quei ragazzi che hanno scritto il testo di una canzone che merita di essere ascoltata e che resta poi nella testa per il suo motivo accattivante è stato un giorno di gloria. Assente Raiz, impegnato all’estero, a presentare la clip - in anteprima nazionale - è stato Lucariello. Gli anticorpi della legalità corrono veloci anche sul pentagramma: e così è nato il progetto realizzato grazie alla «Onlus Co2». Parole e musica che mettono i brividi: «Spezza stì catene, aiutame a m’addurmì...»: il video è anche su Youtube.



Commovente, nel testo e nelle immagini che mostrano i giovanissimi ragazzi detenuti ad Airola, alcuni dei quali perlatro già padri pur non avendo ancora vent’anni. Li si vedono nella clip che dura poco più di tre minuti mentre abbracciano moglie e figli, durante le visite consentite ai familiari.«Una delle cose che di questi ragazzi più mi hanno colpito - spiega Lucariello - è stato comprendere il loro dolore: a tanti quello che maggiormente è mancato è stata la figura del padre. E loro in alcuni casi sono già papà». I quattro giovanissimi che hanno scritto il testo di questa canzone hanno intanto già avuto una opportunità: iscritti alla Siae, beneficeranno dei diritti d’autore. Tra loro ce n’è uno che deve scontare 30 anni di reclusione per omicidio, ed un altro che viene da Torre Annunziata. Ha solo 18 anni e un viso d’angelo che stona con il contesto da Purgatorio che sta vivendo. Solo quando Paolo Siani gli consegna, tra gli applausi, la maglietta con impresso il volto sorridente di Giancarlo intuisce e dice: «Ah, era lui? Adesso ho capito. Che fetenzia averlo ucciso...». E anche questo diventa un altro piccolo, grande miracolo di legalità.

Ma di cose belle e buone a Nisida se ne fanno tante. Un altro esempio. Grazie ad un finanziamento della Rai, dell’Anm dell’Anci e dell’Eav non solo è stato possibile raccogliere i fondi per pubblicare e diffondere il volume «Fatti di camorra», che contiene la raccolta di tutti gliarticoli firmati da Giancarlo Siani; ma si è riusciti a realizzare - con il supporto essenziale di personale specializzato il progetto della «Tenda della lettura». esperimento che coinvolge i figli dei giovanissimi detenuti - da zero a sei anni e oltre - insieme con i genitori.
Lunedì 2 Ottobre 2017, 10:46 - Ultimo aggiornamento: 02-10-2017 10:51
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