Terrae Motus avrà un suo curatore:
presto il bando per scegliere il nome

Venerdì 26 Luglio 2019 di Enzo Battarra
La Reggia e il contemporaneo. Una lunga storia di amori, passioni e dimenticanze. Anche in occasione della sua prima uscita pubblica a Caserta, il neodirettore Tiziana Maffei, pur avendo preparato un'attenta cartellina per i giornalisti invitati alla sua prima press conference, ha ammesso di aver dimenticato negli appunti per la stampa di citare la collezione Terrae Motus e il rapporto della Reggia con l'arte contemporanea. Ma ha posto immediatamente rimedio, soffermandosi a parlarne dal vivo e scusandosi per l'omissione.
 
Anzi, ha colto l'opportunità per dare la notizia: «Terrae Motus sarà oggetto di un bando per un curatore che lavori su progetti in campo internazionale, nel rispetto della qualità di una tale collezione». Queste le sue parole, precedute da una doverosa premessa: «L'arte contemporanea è un tema molto delicato, perché ci sono anche implicazioni di mercato. L'istituto deve mettersi in gioco con tanto rigore, questo vuole dire che le scelte devono essere mirate». Poi il direttore-architetto è entrato nel merito anche delle difficoltà di tutela relative a Terrae Motus: «La collezione ha un problema anche conservativo. Sono opere realizzate con materiali a volte innovativi all'epoca, ma che richiedono oggi molta attenzione anche dal punto di vista del restauro. Alcune opere di Terrae Motus stanno soffrendo, e questo è un problema che ci dobbiamo porre. La valorizzazione avviene attraverso la custodia. E visto che alcuni artisti sono ancora viventi, perché non porre il tema di come il contemporaneo possa avere una vita. È chiaro che oggi l'allestimento non dà la soddisfazione che l'idea poteva dare. Il passaggio tra la visione progettuale e la realizzazione effettuale non dà una gratificazione estetica di qualità». Parole chiare, nette, che ben esprimono una presa di posizione.

Ma non si è fermata qui. Tiziana Maffei ha inteso utilizzare la sua conferenza pubblica inaugurale per esprimere anche il proprio diniego rispetto alla proposta formulata dall'Università per l'allestimento di Terrae Motus. Era stato l'architetto Massimiliano Rendina, docente al Dipartimento di Ingegneria della Vanvitelli, a dare la disponibilità dell'Ateneo, lanciando una proposta che unisse competenza professionale e costo minimo. «Sono molto perplessa su ogni attività progettuale che possa entrare in competizione proprio con la professionalità progettuale. Il rapporto con l'Università deve essere molto chiaro di conoscenza e di approfondimento di tutte le opportunità che l'istituto da solo non avrebbe. Ma si possono creare delle conflittualità in chi l'Università ha formato e poi, svolgendo la propria attività professionale, si trovi proprio l'Ateneo come competitor. Invece, apertura massima per percorsi di conoscenza e di approfondimento. Ben venga quindi un rapporto stretto con l'Università, ma su questi presupposti». Il pensiero di Tiziana Maffei è rivolto alle ricadute positive di una collaborazione istituzionale per la Reggia e per gli studenti: «È auspicabile ogni forma di indagine e di conoscenza che possa essere di supporto all'attività del nostro istituto, ogni forma di tirocinio che sia utile per la crescita formativa degli studenti, creando anche una sorta di laboratorio. Spesso c'è un discrimine tra la realtà teorica universitaria e la pratica di quello che accade una volta usciti dall'Ateneo». © RIPRODUZIONE RISERVATA