Carofiglio: «Quell'amore giovanile tra i ragionevoli dubbi»

Lunedì 11 Novembre 2019 di Francesco Mannoni
Gianrico Carofiglio non alza mai il tono di voce e parla di La misura del tempo (Einaudi, 281 pagine, 18 euro) sesto romanzo imperniato sull'avvocato Guido Guerrieri, quasi modulando le parole: «Vedo il mio protagonista con due facce. Una di professionista competente e di buon successo. Ma, competente e brillante, nella sua vita interiore e nei rapporti con le persone è pieno di fragilità e di dubbi».

Un giorno Guido Guerrieri riceve nel suo studio una donna che gli chiede di aiutarla per difendere il figlio Jacopo - in prigione con una condanna di primo grado per omicidio volontario nel processo d'appello. In quella donna quasi implorante e dimessa Guerrieri riconosce un grande amore giovanile. Ma lei era sparita nel nulla e lui era rimasto dolorante nel ricordo d'un bene che sembrava insostituibile. Accetta l'incarico anche se il caso è complesso perché il ragazzo sembra colpevole, ma nella difficile impresa processuale sfodera tutta la sua eloquenza e conoscenza, animando un dibattito ricco di frequenti colpi di scena nelle labirintiche dimore della giustizia dove tutto appare solido e inamovibile. La posta in gioco non è solo la vittoria e la liberazione del ragazzo: è la redenzione da un sogno, il riequilibrio della vita per eliminare i lividi di un passato ingiurioso e rinascere alla sfida dei sentimenti.

Carofiglio, un Guerrieri nostalgico direi: ancora un po' innamorato del passato?
«No, non penso. Credo che una delle qualità di questo personaggio sia l'equilibrio, una dimensione di razionalità emotiva molto intensa che in storie come questa hanno un senso di nostalgia, non di rimpianto, e di riflessione sul tempo che passa».

Un tempo che con l'età accelera la vita?
«É un'esperienza che facciamo tutti quanti. Più si diventa adulti, più si cresce, più il tempo sembra che vada veloce. Stagioni che da ragazzi ci erano parse infinite - l'estate o un anno scolastico che era un enorme pezzo di vita allora - adesso ci sembra volino via in un soffio. E quest'esperienza soggettiva del tempo s'innesta un po' alla riflessione del libro e di Guerrieri che ad un certo punto dice: Probabilmente questi ragazzi giovani hanno un senso del tempo molto più lento e ricco perché molte delle esperienze che fanno per loro sono la prima volta. E questo, unito allo stupore che spesso ci collega alle prime volte, dà un ritmo, non dico di tranquillità, ma di un tempo molto più esteso, di esperienze nuove che dilatano la nostra coscienza. Quando abbiamo l'impressione di aver visto o di aver fatto quasi tutto, i giorni si ripetono sempre uguali e pensando al tempo e allo stupore della vita, Guerrieri vorrebbe avere la capacità di allenare il suo cuore per rallentare la corsa folle del tempo».

Il ragionevole dubbio è solo un escamotage giudiziario o una risorsa anche per l'interiorità di Guerrieri?
«Io credo che la capacità di nutrire dubbi, sia una risorsa per tutti noi ben al di fuori e ben al di là di tutto il processo. Bertrand Russel diceva che uno dei problemi del nostro mondo è che gli imbecilli sono molto sicuri di sé, mentre le persone intelligenti sono sempre piene di dubbi. Il ragionevole dubbio è fondamentale in un processo per evitare errori catastrofici e per la qualità della convivenza degli esseri umani».

La strategia difensiva cerca scenari alternativi: ma cosa assilla veramente Guerrieri?
«L'idea di dover assolvere a un mandato difficile: cercare di ribaltare la condanna di primo grado. Però c'è un riferimento importante, ed è che Guido e gli altri avvocati vorrebbero difenderlo da innocente. Questo semplificherebbe la complessità morale che caratterizza la difesa di imputati colpevoli. Ma dimostrare l'innocenza del ragazzo è un compito arduo».

Perché certe pagine del romanzo sembrano parti di un manuale di diritto o di procedura penale? L'ex magistrato Carofiglio voleva facilitare l'argomento per i profani?
«Non avevo, non ho nessun intento pedagogico. Una scommessa di questo libro - più spinta di quanto non fossero altre che ho fatto - è quella di fare del materiale processuale (procedure, norme e atti giudiziari, roba che generalmente è illeggibile e noiosa), il motore della tensione narrativa». © RIPRODUZIONE RISERVATA