Covid e crisi, l'aerospazio non vola più: precipita la filiera del Sud

Domenica 6 Settembre 2020 di Nando Santonastaso

Le incognite sul futuro di Dema, ma non solo. Al di là degli aspetti specifici di una vertenza che si trascina da anni, non sono poche le incognite che continuano ad addensarsi ormai da mesi sull'intera filiera aerospaziale campana e meridionale. Incognite indotte soprattutto dall'emergenza pandemia che al trasporto aereo sta infliggendo un colpo spaventoso, «quattro volte superiore a quelli inferti ad altri settori produttivi», dice Giovanni Sgambati, segretario regionale della Uil Campania. Il rischio di un pesante ridimensionamento delle prospettive soprattutto per le piccole e medie aziende del settore è praticamente dietro l'angolo: «In queste condizioni non sarà facile resistere un anno», ammette Giovanni Abete, titolare dell'omonima azienda nolana, uno dei gioielli tecnologici e organizzativi della filiera nazionale. Commesse sempre più in bilico, ordini calati drasticamente, tagli del personale più debole: sta accadendo di tutto in questi mesi «e il rischio di un ulteriore stop per l'eventuale seconda ondata del virus, con pesanti ripercussioni soprattutto sul turismo e dunque sul trasporto aereo, complicherebbe ancora di più la già delicata ripresa del nostro comparto, soprattutto al Sud», insiste l'imprenditore campano.

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LA CRISI
I numeri dell'ultimo Rapporto di Srm sulla filiera dimostrano che i dubbi non sono affatto infondati. Nel solo primo trimestre 2020, l'export del settore è diminuito su base nazionale del 6,3% ma nel Mezzogiorno dell'8,3%. «In termini regionali l'export nazionale cala dell'8,8%, quello meridionale dell'11,9% e del 22,1% per la sola Campania», dice Srm. In Puglia, l'altro polo internazionale della filiera meridionale, i dati trimestrali indicano al contrario una crescita del 4,3% ma l'effetto della contrazione di commesse decisa da Boeing dopo l'esplosione del contagio su scala globale ha fatto rivedere piani e prospettive in particolare al sito di Grottaglie, punto di riferimento per il gruppo Leonardo, rimescolando in chiave negativa carte che sembravano vincenti a lungo termine. «È evidente che il calo della produzione spiega ancora la Società di ricerche economiche sul Mezzogiorno diretta dal l'economista Massimo De Andreis comporterà delle conseguenze rilevanti. Il fatturato del settore aeronautico in base a due scenari ipotizzati, uno di base e l'altro pessimistico, subirà un calo nel Mezzogiorno compreso tra il 9,2% e il 16,5%, con la Campania ancora più giù, tra il meno 10% e il meno 16,9%». «Noi siamo stati costretti a intervenire anche sul personale, sia pure senza mai ricorrere alla cassa integrazione spiega Abete che lavora per tutti i più grandi gruppi aeronautici, da Boeing a Leonardo, da Airbus al settore militare, quello che per ragioni strategiche ha finora attutito meglio i colpi della crisi -. Abbiamo dovuto lasciare a casa i nostri stagisti e non rinnovare i contratti a termine, utilizzare le ferie e tutto ciò che è previsto dalle normative per questo tipo di situazioni. Per fortuna abbiamo attività produttive in vari settori e questo permette, per ora, di guardare all'immediato senza cedere al pessimismo. Ma alla lunga, come ho detto, resistere non sarà più possibile».

GLI SCENARI
È lo stato d'animo di tutti gli imprenditori del comparto, soprattutto di quelli che avevano fatto ricorso al superammortamento previsto da Industria 4.0 e che ora devono fare i conti sul piano tributario con una situazione diventata improvvisamente a rischio. «Io temo che soltanto nel 2024 si potranno rivedere su scala mondiale gli scenari del 2019», dice ancora Giovanni Abete. E aggiunge: «Ora più che mai, come ha detto anche il presidente del Distretto aerospaziale campano Luigi Carrino nell'intervista al Mattino, occorre sostenere la filiera non solo per garantire le attività produttive ma soprattutto per mantenere le competenze acquisite negli anni che rappresentano un patrimonio fondamentale per il futuro del comparto aeronautico, specialmente al Sud». Le professionalità che arricchiscono l'affidabilità del settore sono infatti tutte o quasi meridionali, formate negli atenei del Mezzogiorno e altamente competitive su scala internazionale. Un valore aggiunto che con l'emergenza Covid-19 rischia di impoverirsi riducendo il tasso di crescita e di innovazione di una delle poche punte avanzate dell'economia del Mezzogiorno. Il presente fa decisamente paura, tra compagnie aeree saltate o in procinto di chiudere e una domanda di trasporto aereo lontanissima dai livelli pre-Covid. «Puntare su un nuovo velivolo regionale, come propone Carrino, è una scelta indispensabile sapendo che avviare oggi questo tipo di progetto significa raccoglierne i frutti tra alcuni anni», dice ancora Sgambati. È un tema strategico, quello della programmazione, specialmente adesso che la stragrande maggioranza degli interventi pubblici sembra concentrata sull'emergenza: «Il Recovery Fund garantirà risorse all'Italia in modo consistente - dice Abete - e l'attenzione promessa dal governo al settore aeronautico non mancherà di sicuro. Ma non vorremmo che alla fine a beneficiare dei sostegni europei fossero solo i grandi gruppi e che a noi piccole e medie imprese restassero solo le briciole». Non è una preoccupazione esagerata, tutt'altro. La componentistica avio targata Mezzogiorno ha saputo superare gli handicap infrastrutturali e di sviluppo dei territori grazie agli investimenti privati e pubblici. Se viene meno uno solo di questi presupposti le pmi non avranno scampo.

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