Campania in recessione: l'economia salvata da export e turisti stranieri

Mercoledì 20 Novembre 2019 di Gianni Molinari
Se la Campania, nel rallentamento generale dell'economia italiana, resta a galla lo fa solo per la sua proiezione estera: export, turisti stranieri e movimento container nei suoi porti. Per il resto fa peggio dell'Italia e anche di gran parte del Mezzogiorno.

La nota di aggiornamento della Banca d'Italia sull'economia campana (presentata ieri dal direttore della sede di Napoli, Antonio Cinque e dal capo della divisione analisi Paolo Emilio Mistrulli) lascia poco spazio alla fantasia: l'economia campana è un patchwork con indicatori spesso in contrasto tra loro soprattutto riguardo al reddito e ai consumi delle famiglie che si giustificano solo con una forte immissione di denaro che proviene dall'economia sommersa (e illegale).

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Nei primi nove mesi l'economia campana si è - scrive Bankitalia - ulteriormente indebolita rispetto all'anno precedente quando sostanzialmente si era fermata. Resiste l'industria - che però investe meno - e che con i suoi prodotti venduti all'estero (in particolare i farmaceutici hanno incrementato le vendite in Europa, un forte incremento, 30 per cento circa, ha registrato il comparto automotive, principalmente verso i mercati di Turchia, Brasile e Messico, nonché l'aerospazio, 16,5, principalmente verso Stati Uniti e Giappone e le conserve) fa da argine a un economia con un'identità sempre più labile dove il ruolo delle costruzioni resta debolissimo e comunque lontano dagli anni precrisi (che non torneranno) .

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Se non è andata peggio lo si deve ai rapporti con l'estero in uscita (esportazioni e traffico portuale) e in ingresso (turisti): secondo l'indagine campionaria della Banca d'Italia sul turismo internazionale nel primo semestre 2019 sono aumentati, sia gli arrivi (21,5 per cento, prevalentemente passato da Napoli Capodichino +14,7% gli arrivi esteri nello scalo, e arrivato a Napoli con le crociere) sia le presenze di turisti stranieri (6,8). Anche la spesa sostenuta dai turisti stranieri è cresciuta (12,0 per cento). Spesa che si spalma sia sulle strutture professionali (alberghi, ristoranti, negozi) sia sulle famiglie che hanno aperto le loro residenze alla sharing economy sul modello di Airbnb.

Ciò consente di giustificare, almeno in parte, sia il continuo crescere del credito al consumo delle famiglie (+6,5%), sia l'accelerazione dei depositi bancari (+3,6%) e anche la ripresa d'interesse per le obbligazioni di emittenti privati (più vivaci nel rendimento rispetto ai titoli di stato).

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Ma l'estero ha solo permesso un contenimento perché la debolezza delle costruzioni e la debolezza dei servizi (che ne segnala una scarsa capacità di adeguamento alla nuova domanda) si è subito proiettata sul mercato del lavoro: l'occupazione è calata dell'1,8%, con il corollario della diminuzione sia del tasso di occupazione dal 41,9 al 41,5% sia delle persone in cerca di occupazione (-3,8%) con il tasso di disoccupazione che è sceso al 20,7%. In un contesto, tuttavia, dove l'otto per cento delle famiglie percepisce il reddito di cittadinanza (551 euro importo medio a fronte della media italiana di 482 euro) e che comincia far spostare nell'area del non lavoro e non cerco lavoro componenti di nuclei familiari per rientrare nell'area del reddito. Che l'aria non sia granchè è dimostrato pure dalla decelerazione dei prestiti al settore privato (1,3 a fronte del 2,3 dei primi sei mesi del 2018), mentre immutata è la qualità resta pessima (è deteriorato il 15,1% dei prestiti concessi e in sofferenza il 9,1%). Ultimo aggiornamento: 12:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA