Polizza salva-dirigenti, Cassese: «Va abolito l'abuso d'ufficio, la Corte dei Conti smetta di giocare a fare il pm»

Sabato 20 Febbraio 2021 di Diodato Pirone
Cassese: «Va abolito l'abuso d'ufficio, la Corte dei Conti smetta di giocare a fare il pm»

Il professor Sabino Cassese, ex giudice costituzionale, ministro del governo Ciampi, è forse il massimo esperto italiano di pubblica amministrazione.
Professore, il neo-premier Mario Draghi intende rimettere in moto la pubblica amministrazione eliminando la fuga dalla firma dei dirigenti pubblici. Di fronte alla necessità di spendere in appena sei anni i 200 miliardi europei non sarà il caso di eliminare l'abuso d'ufficio?
«Si tratta di un reato dai contorni troppo indeterminati. Quindi la sua interpretazione si presta ad abusi, in particolare ad ampliamenti eccessivi. Va quindi soppresso e sostituito con fattispecie ben determinate, che si possono facilmente trarre dall'esperienza concreta e dalla stessa giurisprudenza».
A cosa si riferisce Draghi quando parla di responsabilità sproporzionata collocata sulle spalle dei dirigenti pubblici?

«In questi anni, a causa di quel fenomeno che viene chiamato giustizialismo, si sono trasportate sanzioni previste per reati molto più gravi sui reati dei dipendenti pubblici. Occorrerebbe misurare con precisione il disvalore sottostante ad alcuni comportamenti e prevedere sanzioni che siano proporzionate a tale disvalore sociale».
Cosa si può fare per sciogliere questo nodo?
«Non c'è bisogno di molti studi. Vi sono proposte di molti studiosi, sia nel campo del diritto penale, sia nel campo contabile».

Draghi ha pronunciato questa frase: «Le contrapposizioni tra istituzioni sono un gioco a somma negativa, mentre la collaborazione produce effetti moltiplicatori. Questo principio deve guidare tutti i servitori dello Stato, controllati e controllori». Cosa significa questo passaggio di Draghi per la Corte dei Conti e più in generale per la Pubblica Amministrazione?
«È un chiaro invito a seguire il principio di cooperazione piuttosto che quello di conflitto. Si estende a tutti rami dell'amministrazione. Ai rapporti tra Stato e Regioni. Ai rapporti tra i ministeri. Ai rapporti tra controllori e controllati».
Il premier sottolinea che per la prima volta i cittadini di altri stati si tassano per redistribuire aiuti agli europei dei paesi più fragili. Per Draghi dobbiamo meritarci l'aiuto eliminando inefficienze e lentezze. Domanda: poiché esistono nicchie di pa discretamente organizzate come si può fare a diffondere ovunque le best practice?
«Il presidente Draghi ha messo in luce un cambiamento importante intervenuto di recente nell'Ue, anche grazie al noto compromesso Merkel. L'Unione, che aveva prima molti poteri regolatori ma pochi poteri finanziari, ha acquisito un potere della borsa, può cioè svolgere una funzione redistributiva tra i Paesi membri. Per diffondere le buone pratiche, occorrerebbe creare una centrale che le renda note tra le amministrazioni. È noto agli addetti ai lavori che, in alcuni anni recenti, il tribunale di Roma e quello di Torino hanno avuto, grazie ai loro presidenti, una gestione particolarmente efficiente. Un altro esempio è quello della vaccinazione contro il Covid-19: la Regione Lazio è un esempio di efficienza. Queste e molte altre esperienze di buona gestione dovrebbero essere note e si dovrebbe consentire a tutte le amministrazioni di conoscere i fattori che hanno prodotto le buone pratiche, in modo da poterle mettere sulla stessa strada. Insomma una banca delle buone pratiche».
L'appello a velocità ed efficienza è rivolto anche alla Corte dei Conti. In cosa deve cambiare? E ha senso ancora oggi parlare di controllo preventivo?
«I controlli preventivi sono una nota dolente della nostra amministrazione. La Costituzione prevede che si esercitano soltanto sul governo. Sono stati invece estesi. Nel 1994 se ne ridusse il perimetro. Successivamente è stato di nuovo ampliato. Si sono poi anche aggiunti i controlli preventivi dell'Autorità anticorruzione. Gli inconvenienti dei controlli preventivi sono noti. Svolgono una funzione frenante. Allungano i tempi dell'azione amministrativa. Sono fondati sul presupposto della sfiducia nei confronti dei funzionari. Finiscono per attenuare i controlli successivi. Sono controlli di tipo procedurale e formale, mentre solo i controlli successivi sono sui risultati».
Dunque andrebbe rivisto qualcosa anche nella formazione degli organismi di controllo, non crede?
«La Corte dei conti è stata dominata nell'ultimo cinquantennio dalla ambizione di operare come giudice, piuttosto che come organo di controllo dell'amministrazione. Basti vedere come molti suoi uffici scimmiottano le procure penali. Se la Corte deve interessarsi dei conti, deve pur avere economisti e specialisti di tecniche aziendali al suo interno. Se la Corte avesse conoscenze economiche non farebbe autentici scivoloni come quello di mettere sotto accusa i vertici economici dello Stato per la vicenda dei derivati. È necessaria e urgente una vera e propria rivisitazione delle norme che la reggono, per portarla nel nostro millennio».
 

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