La questione Meridionale: «I fondi Ue per chiudere i gap col Nord sui servizi»
Zingaretti: usiamo il Mes

Venerdì 4 Settembre 2020 di Giusy Franzese

Utilizzare una parte delle risorse europee stanziate con il Recovery Fund per colmare il divario tra Sud e Nord, e iniziare così a mettere fine allo scandalo per cui se nasci e vivi nella parte bassa dello Stivale sei un cittadino di serie B rispetto a chi invece ha la fortuna di vivere nelle regioni settentrionali. Il Recovery Fund come occasione per ridurre finalmente le disuguaglianze. Ad annunciarlo è il segretario del Pd Nicola Zingaretti, dando conferma alle parole pronunciate ieri anche dal ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia durante un convegno a Bari.

«L’emergenza Covid non è stata una livella», ha detto Zingaretti in una intervista al Mattino, ma «ha colpito in maniera differente il Paese, aumentato disparità e tolto il velo sugli insopportabili squilibri che esistono in Italia». Per Zingaretti adesso lo «sforzo deve essere orientato in primo luogo a innalzare la qualità dei servizi essenziali in quelle parti del Paese dove essi sono più carenti. Scuola, asili nido, infrastrutture materiali e digitali, sanità. Questi sono i grandi pilastri su cui ricostruire un Paese più giusto dopo l’emergenza. Ecco perché», ha aggiunto, «credo che anche la battaglia per accedere ai fondi del Mes sia fondamentale, soprattutto per il Sud». Il Recovery, per Zingaretti, è una occasione storica «per azzerare il divario tra il Nord ed il Sud». Il progetto per eliminare i gap nei servizi tra Nord e Sud, potrebbe essere inserito nella bozza del piano che l’Italia presenterà entro il 15 ottobre alla Commissione Ue. La quantificazione, fanno sapere fonti vicine al dossier, ancora non è completata Ma la somma dovrebbe aggirarsi intorno ai 3-4 miliardi all’anno. 

LE PRIORITÀ
La parola chiave alla base di tutto è “Lep”: livelli essenziali delle prestazioni in settori fondamentali per la vita di una persona, dalla scuola alla mobilità, dalle reti infrastrutturali alle politiche sociali. Fino alla salute. Tutti i cittadini dovrebbero avere un livello di prestazioni simile. Lo prevede la Costituzione. E lo ha previsto anche la legge Calderoli del 2009 di attuazione del federalismo fiscale del 2001. E invece l’Italia continua ad essere spaccata. Gli asili nido nel Sud sono merce rara, mense e scuolabus manco a parlarne. Così anche il divario di genere, si allarga sempre di più, con le donne costrette a scegliere se fare bambini o lavorare. I dati dei conti pubblici territoriali della spesa pubblica pro-capite sono inequivocabili. Prendiamo le reti infrastrutturali: nel 2018 per il cittadino campano sono stati spesi 731 euro; nello stesso anno e per lo stesso servizio in Emilia Romagna ne sono stati spesi 2.069. Tre volte di più.

E ancora peggio se si guarda la spesa pubblica pro-capite per la scuola (asili e dell’obbligo): 303 euro per ogni bambino che vive in Campania; <WC1>1.071 euro per <WC>ogni <WC1>b<WC>imbo dell’Emilia Romagna. Da quando nasci a quando muori, il concetto di uguaglianza nell’accesso a questi servizi indispensabili, è solo carta straccia. <WC1>«<WC>R<WC1>idurre le disuguaglianze è la priorità assoluta<WC>.<WC1> Dobbiamo invertire la rotta: scuola, sanità, trasporto pubblico locale, assistenza impongono la riduzione delle disuguaglianze<WC>. De<WC1>finiamo i livelli essenziali delle prestazioni, finanziamoli con il Recovery Fund<WC>» ha detto Boccia<WC1>. <WC>«<WC1>Il Mezzogiorno ha bisogno di certezze e il Recovery Fund da questo punto di vista, se dirottato alla riduzione delle disuguaglianze per tutto il Mezzogiorno, può essere la svolta per tutto il Paese»<WC> ha aggiunto<WC1>.<WC>

Finora per l’assegnazione delle risorse alle regioni si è andati avanti con la spesa storica: ovvero chi nel passato per quel servizio ha speso di più, aveva diritto a più risorse aggiuntive. Un principio che poteva avere un senso all’inizio della grande riforma del federalismo fiscale, come passaggio transitorio verso una divisione più equa. Ma in Italia il transitorio spesso diventa permanente. Soprattutto se conviene a chi ha più peso economico. Come le regioni del Nord. Oltre alla <WC1>copertura integrale dei Lep<WC>, nei programmi del governo, secondo quanto ribadito da Boccia, c’è anche il <WC1>fondo di perequazione<WC> infrastrutturale, così da garantire al Mezzogiorno il 34,2% delle risorse della spesa pubblica come gli spetterebbe in base alla quota di popolazione. Anche questo un parametro mai rispettato. . 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Potrebbe interessarti anche