Armine Harutyunyan e l’anacronismo di chi pratica il body shaming

Lunedì 31 Agosto 2020 di Maria Latella

Da perfetta sconosciuta (almeno per i non addetti ai lavori) a perfettamente social, la parabola di Armine Harutyunyan si arricchisce ogni giorno di un nuovo curioso capitolo perché così funziona al tempo dei social e del marketing. Ma mentre il motivo per cui è diventata famosa regge ed anzi meriterebbe riflessioni non solo limitate al fashion district (sui social l’hanno molto criticata perché non è “bella” secondo i canoni classici), il secondo capitolo della Armine story sembra a dire la verità più pretestuoso. C’è Lei che fa una specie di saluto romano davanti all’altare della Patria e posta la foto su Instagram con la dida “Ave sunstroke”, Ave colpo di sole. E loro, quelli che passano le giornate alla tastiera, che si indignano dandole della fascista.

La tentazione è pensare a un nuovo audace colpo di Alessandro Michele e dell’eccellente marketing di Gucci ma in realtà ci sarà pure qualcuno che davvero l’ha pensato senza calcolare che 1) è possibile che come molti coetanei (Armine ha 23 anni) lei neanche sappia che il braccio teso corrisponde anche al saluto fascista, 2) non passa giorno senza che sui social spunti qualcuno con una foto del duce sullo sfondo, un tweet nostalgico di Mussolini, un post dedicato a quando c’era lui. Di solito si tratta di consiglieri comunali della profonda provincia che così per un attimo conquistano la loro effimera celebrità. 
 

 

Ma Armine? Era già diventata famosa tre giorni fa. Riavvolgiamo il film. La modella armena dalle folte sopracciglia, scelta da Gucci per le sfilate della Milano Fashion Week, viene inserita nell’elenco delle cento donne più belle del mondo. Ora, già stupisce che qualcuno perda tempo con elenchi che hanno lo stesso sapore del rosolio della bisnonna, ma tant’è, nel mondo del marketing funzionano ancora. 

Con vivo stupore, comunque, pare che un bel po’ di soggetti si siano appassionati al tema “cento donne più belle del mondo”, evidentemente un evergreen dai tempi di Paride e della mela d’oro da attribuire alla più bella (siamo alla mitologia greca). Di più: si sono indispettiti perché Armine non corrisponde ai canoni di bellezza che hanno in testa loro.

Di qui battute di infima banalità, tipo “ma voi con lei ci andreste a cena?” , e tutta la vasta congerie di commenti che ora va sotto il nome di body shaming. I poveretti non erano e non sono al corrente di due novità. La prima: nel mondo della pubblicità e della moda le bellezze perfette non vanno più da un pezzo. Secondo: sono stati tutti utili alla causa. Di Gucci, naturalmente, ma soprattutto delle ragazze con naso importante e ancor più importanti sopracciglia. Avanti così e il body shaming farà finalmente vergognare chi, praticandolo, non capisce di fare la figura del provinciale fuori moda.

Ultimo aggiornamento: 17:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA