Antonella Polimeni, prima rettrice eletta alla Sapienza dopo 717 anni: «Il gender gap si combatte all'Università»

Mercoledì 25 Novembre 2020 di Antonella Polimeni *

«Pensate al futuro che vi aspetta, pensate a quello che potete fare, e non temete niente». Così scriveva Rita Levi Montalcini. Il contesto universitario del Paese deve rappresentare un luogo privilegiato dove sostenere le questioni relative alla parità di genere. La disuguaglianza di genere determina la mancata valorizzazione dei talenti, del sapere, della ricerca. Per contrastare la perdita di talenti è necessario parlare alle giovani ancor prima che arrivino nelle aule universitarie. Bisogna potenziare l’orientamento finalizzandolo ad una maggiore apertura critica e offrire pari opportunità di scelta a prescindere dagli stereotipi cristallizzati. È necessario sostenere chi fa ricerca e introdurre politiche specifiche (sostegno, conciliazione lavoro-famiglia, reclutamento) per diminuire il gender-gap e abbattere gli ostacoli che impediscono il raggiungimento della parità. Creare un ambiente di formazione e lavoro inclusivo permette di accrescere il benessere di tutte e di tutti, consentendo ad ogni persona di esprimere al meglio le proprie qualità e professionalità, contribuendo così al miglioramento del rendimento e della performance dell’Università nel suo complesso.

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IL TARGET 5

 Per raggiungere questo obiettivo bisogna rafforzare il nesso causale esistente tra inclusione, valorizzazione delle diversità, sostegno/attrazione del talento e tasso di innovazione. È necessario ridurre gli ostacoli alla parità di genere, valorizzando la partecipazione delle donne e promuovendo il successo femminile. Il raggiungimento dell’uguaglianza di genere e l’empowerment (autostima, consapevolezza, maggiore forza) di tutte le ragazze e le donne rappresenta l’obiettivo 5 dell’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile adottata dalla 70-esima Assemblea delle Nazioni Unite (ONU) nel 2015 che nel target 5 richiama alla necessità di garantire alle donne la piena ed effettiva partecipazione e pari opportunità di leadership a tutti i livelli del processo decisionale nella vita pubblica, economica e politica.

I NUMERI

Le donne si laureano prima, ottengono votazioni superiori e abbandonano meno gli studi, rappresentano il 58% del totale dei Laureati e il 52% dei Dottori di ricerca. Quando tuttavia passiamo ad analizzare i dati sulla carriera accademica è facile evidenziare come, man mano che saliamo nella scala gerarchica le percentuali diminuiscano, con 50% tra gli assegni di ricerca, il 47% tra i Ricercatori, il 38% tra i Professori Associati e il 23% tra i Professori Ordinari. Facile evidenziare “per tabulas” alcuni fenomeni ben noti: la progressiva uscita delle donne dal percorso accademico una volta terminata la formazione universitaria (leaky pipeline), la segregazione verticale delle carriere delle donne. Poche raggiungono posizioni di vertice: il soffitto di cristallo (glass ceiling) - barriera invisibile che impedisce alle donne l’accesso ai ruoli apicali - è stato definito con un vero e proprio indice GCI (GlassCeiling Index) dato dal rapporto tra le donne presenti nel mondo accademico e quelle presenti al massimo livello di carriera (Professore Ordinario). L’indice è uguale a 1 quando c’è una perfetta parità di genere, quanto più l’indice è superiore a 1 tanto più le donne sono sottorappresentate nei livelli alti di carriera.

L'INDICE

Il GCI per l’Italia è pari a 1,63. La buona notizia è che ha un valore decrescente nel tempo: si è mantenuto sotto la media europea fino al 2013, poi si è allineato. La segregazione orizzontale, si riferisce alla canalizzazione diversificata nei settori di studio a seconda dei sessi. Tra i fattori che concorrono a determinare questo trend indubbiamente gli stereotipi culturali e sociali che vanno a influire sulle scelte di percorsi di studio che le studentesse considerano funzionali a sbocchi lavorativi adatti al proprio sesso: ancora oggi le ragazze tendono a scegliere percorsi di studio umanistici rispetto a quelli scientifici. Quindi un sistema formativo integrato aperto e flessibile supportato da politiche educative volte al raggiungimento della parità e dell’inclusione sociale deve essere accompagnato da un investimento sulla formazione lungo l’arco della vita (lifelong learning) per rendere ragazze/donne consapevoli e libere di scegliere rendendole in grado di riconoscere i propri bisogni formativi.

*Rettrice Università di Roma Sapienza eletta per il sessennio 2020/2026

Ultimo aggiornamento: 26 Novembre, 10:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA