Napoli, bellezza sfregiata: l'oltraggio dei writers ai monumenti simbolo

Martedì 10 Settembre 2019 di Gennaro Di Biase
Una grande linguaccia alla storia, alla città e ai suoi monumenti. Gli autori delle nuove scritte che stanno deturpando con sempre maggiore puntualità i tesori napoletani sono quasi sempre ragazzini incivili, a giudicare dai testimoni degli atti vandalici e anche dai contenuti (blandi e banali) delle frasi che rovinano Cappella San Severo, il Plebiscito, Santa Chiara, San Domenico Maggiore, piazza del Gesù, il San Carlo, le fontane, le Gallerie Principe di Napoli e Umberto. In sostanza, si fa molto prima a escludere i monumenti non imbrattati (Maschio Angioino, ripulito, Palazzo Reale e il Museo di Capodimonte) che a completare l'elenco dei beni culturali non abbrutiti.
 
Per il resto, in tutta Napoli dominano l'irriverenza ignorante di chi non conosce (né intende conoscere) il senso della storia e la superficialità di chi non rispetta l'arte e i turisti che in massa vengono a visitare i monumenti partenopei. Per contrastare il fenomeno arrivano proposte di una «squadra anti-imbrattatori» e di «telecamere», rispettivamente dalla II e dalla I Municipalità: le più ricche di capolavori, e cioè le più deturpate.

I Decumani sono un enorme graffito. Ovunque si getti l'occhio, in centro storico, non c'è un muro senza scritta. Da San Pietro a Majella a San Sebastiano, da Port'Alba ai Banchi Nuovi, da via dei Tribunali a piazza Bellini. Chiaramente, i disegni sui muri di vicoli, vie e viuzze, talvolta anche ben fatti, danno un senso di underground senz'altro meno sgraziato di una scritta incivile che insulta un monumento, una chiesa o una fontana. Il portale del complesso di San Domenico Maggiore, per esempio, grida aiuto contro gli scarabocchi senza senso, i nomi a caso e i disegni abortiti che lo hanno imbruttito. Lo stesso destino spetta all'obelisco di piazza del Gesù (mai così deturpato negli ultimi anni), alla chiesa del Gesù Nuovo e al complesso di Santa Chiara, recentemente ripulito e di nuovo rovinato, sia negli interni sia sul campanile. Tra le tante, qui, spicca una scritta nei pressi della scala, fatta con pennarello nero: «Lo so che qui non si dovrebbe scrivere». La Chiesa di Sant'Anna dei Lombardi e la fontana di Monteoliveto sono chat da monumento: botte e risposte in cui una frase chiama l'altra. Palinsesti di nomi, banali dichiarazioni d'amore, tentativi falliti di realizzare murales. Una new entry, la scritta rossa nuova di zecca (una sigla vagamente hip hop senza senso), appare sul muro appena ridipinto di Cappella Sansevero, meta di migliaia di turisti al giorno.

Se ci si avvicina al mare le cose non migliorano. Il colonnato della Galleria Umberto, per esempio, è pieno di scritte recentissime. I muri informano i turisti che Anna e Alessandro si amano, o che esiste un Ciro che si è preso la briga di scrivere il suo nome in nero sul marmo che rispecchia la storia della città. Messo il becco fuori dalla Galleria, si vede il San Carlo bardato dalle impalcature. In uno dei rari muri del Teatro non coperti dalle transenne si leggono scritte rozze di nomi e lettere a caso. Geroglifici incivili. Poco più in là, si scopre con amarezza che il colonnato della Chiesa di San Francesco di Paola, al Plebiscito (ripulito da poco), è tornato a essere indecoroso. Scritte ovunque, specialmente sul lato sinistro del portico. I soliti nomi messi a casaccio, le solite dichiarazioni maldestre, i soliti scippi sul volto della storia e sui soldi pubblici. Stesso discorso vale per la Villa Comunale, piena di statue e busti messi in ginocchio da graffitari improvvisati. Per finire, le scritte sulle pareti interne dei balconi rovinano la vista del Golfo anche ai visitatori di Castel dell'Ovo. Sono piccole, ma sono tante e si notano tutte. Zanzare che pungono la bellezza.

Le iniziative di ripulitura non mancano (un esempio su tutti, quella organizzata, con tanto di laser, per restaurare il campanile di San Lorenzo Maggiore prima dell'estate), ma le armi messe in campo per contrastare il fenomeno alla radice, in pratica, al momento non esistono. «Servirebbe un'ordinanza sindacale ad hoc - propone Francesco De Giovanni, presidente della I Municipalità - Si dovrebbe istituire un super reato per i casi di graffiti, con sanzioni molto forti. Se si riuscisse a intercettare i colpevoli piazzando telecamere in luoghi strategici, di certo le scritte diminuirebbero. Servirebbe una campagna promozionale dell'amministrazione, simile a quella realizzata recentemente per l'acqua. Tre giorni fa, ad esempio, ho scoperto due bambini in Villa Comunale che si divertivano a sputare in faccia a un busto. Quando gli ho fatto notare l'inciviltà del gesto loro mi hanno insultato, anche se poi hanno smesso. Si tratta di un problema di mancanza di sensibilità. Sono specialmente i minori a imbrattare i monumenti: è un problema di educazione, e dunque ci sono mancanze anche da parte dei genitori». «Sul deturpamento dei monumenti - osserva Francesco Chirico, presidente della II Municipalità - abbiamo messo su da tempo progetti di recupero. Abbiamo agito su Santa Chiara e sulla statua di Bonghi a Porta di Massa. Tra qualche settimana agiremo sul monumento a Salvo D'Acquisto e poi sul portale di San Domenico Maggiore. In questo caso, così come per Santa Chiara, parliamo di monumenti del Fondo edifici di culto, cioè proprietà del ministero degli Interni. Nonostante le nostre azioni di pulizia, unite a quelle di volontari e restauratori, c'è un grave problema culturale, una mancanza di attenzione dei più giovani che andrebbe discussa nelle scuole. Anche se gli autori delle scritte sono ragazzini, questo reato non può essere considerato una bravata. Propongo l'allestimento di una squadra di protezione storico-architettonica, composta da una decina di persone qualificate, che intervenga prontamente dopo il graffito. Il contrasto non può pesare solo su un Comune in predissesto come quello di Napoli. Se ne dovrebbero occupare Governo e Sovrintendenza». Ultimo aggiornamento: 11:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA