Addio a Ciro Mazzarella, ​a Napoli il Pallonetto si ferma per «'O Scellone»

Martedì 4 Settembre 2018
Alle quattro del pomeriggio il sagrato della Chiesa di Santa Lucia a Mare è già gremito di folla. C'è tutto il Pallonetto a rendere omaggio a Ciro Mazzarella, scomparso a 78 anni dopo una malattia che in tanti ignoravano. Ma quando gli attacchini, di buon mattino, hanno cominciato a tappezzare la città di manifesti listati a lutto col suo nome - e a scanso di equivoci la famiglia ha voluto che a quello venisse aggiunto anche il soprannome «Scellone» - allora tutti hanno saputo.
 
 


IL TAM TAM
«È muort? Veramente è muort don Ciro», e il passaparola ha fatto in men che non si dica il giro dei quartieri del centro storico, varcando i confini delle periferie e arrivando fino a Ponticelli, a Pianura e a Secondigliano. Ciro Mazzarella se n'è andato nella notte tra sabato e domenica: era ammalato e aveva resistito come un leone, negli ultimi mesi, contro quel morbo che lo divorava inesorabilmente. Durante le sempre più rare uscite in pubblico era apparso sempre più magro, è vero, ma nessuno aveva capito, e lui voleva che nessuno capisse. Deciso e volitivo fino alla fine. Con lui se ne va una delle figure più discusse e controverse che hanno popolato il panorama delinquenziale che oggi - rispetto agli anni in cui o Scellone dettava legge tra i «Luciani» del Borgo Marinari - appare enormemente mutato.

IN CHIESA
E c'era tutto il Pallonetto di Santa Lucia a rendergli omaggio, ieri pomeriggio. Sebbene all'interno della chiesa molti banchi rimarranno vuoti, il suo popolo, la sua gente era fuori ad attendere l'uscita della bara sulla quale era stato adagiato un semplice fascio di orchidee, quelle con la dedica di moglie e figli. «È mancato all'affetto dei suoi cari Ciro Mazzarella, detto Scellone. Ne danno il triste annuncio i familiari tutti. Si dispensa dai fiori», recitava il manifesto listato a lutto. Asciutta ed essenziale la predica del parroco, che ha solo e ripetutamente invocato «la misericordia di Dio per l'anima del nostro fratello Ciro», dopo aver letto il brano del Vangelo secondo Giovanni nel quale si ricordano le parole di Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita». Dentro e fuori, una folla di gente. Occhi lucidi e sguardi mesti, nella lunga processione diretta verso il primo banco, sul quale sedeva la moglie e i figli.

I RICORDI
E bastava aggirarsi tra quei banchi, ed ancor di più all'esterno della chiesa, per capire meglio. Un unico, densissimo Amarcord. La scansione di una vita affidata a chi Ciro Mazzarella lo conosceva veramente bene. «Con lui se ne va la storia», dice un uomo abbracciando uno dei parenti del defunto. «Lo potete dire forte», replica annuendo una donna di mezza età dai capelli ossigenati. «Che tristezza - afferma un altro anziano al gruppo di conoscenti - Sembra ieri, quante avventure assieme: ve la ricordate quell'estate a Ibiza? E che paranza che eravamo...». Assenti invece al funerale - giacché detenuti in carcere con gravi accuse per indagini recenti e passate - i suoi due fratelli Gennaro e Vincenzo. Presente, ma discretissima, la presenza delle forze dell'ordine: solo un paio di passaggi su via Santa Lucia da parte di una pattuglia dei «Falchi», gli agenti della Questura in borghese che fanno capo alla Squadra mobile.

L'APPLAUSO
All'uscita del feretro dalla Chiesa di Santa Lucia a Mare l'ultimo, lungo applauso dei «Luciani». E chi si aspettava un funerale in pompa magna, con tanto di «tiro a sei» cavalli ad accompagnare nell'ultimo viaggio «don Ciro» è rimasto deluso. La salma è stata caricata a bordo di una classica limousine nera. Se ne va così per sempre Ciro Mazzarella, l'uomo che conquistò il Pallonetto facendosi amare dal suo popolo. Ultimo aggiornamento: 13:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA