Anm, Ramaglia: «Le mie spese
folli per proteggere i bus»

Martedì 30 Agosto 2016 di Paolo Barbuto
Anm, Ramaglia: «Le mie spese folli per proteggere i bus»

Cani poliziotto, decine di guardie giurate per il presidio, accordi con i carabinieri per la scorta, con la questura per la sorveglianza, con la polizia municipale per la presenza costante a bordo. Organizzare il trasporto pubblico a Napoli è come andare alla guerra «del resto come giudicate voi gli assalti con sassi e bastoni agli autobus, gli sfregi alle opere delle stazioni dell’arte, i raid delle baby gang nella metro e la presenza di decine di borseggiatori a bordo? Se non è una guerra questa...», Alberto Ramaglia, Amministratore unico dell’Anm parla con angoscia della questione, lo capisci perché il fiato che spesso diventa corto mentre parla dei mille guai che affronta ogni giorno, quello è un segnale che non tradisce.


Ramaglia, quanto costa difendere bus e metro?

«La cifra non la dico, però è altissima, spropositata. Mi auguro che la Corte dei Conti non venga a chiedermi i motivi di questa spesa: la mia missione dovrebbe essere quella di garantire un trasporto pubblico efficiente. Dovrei spendere tutti quei soldi per comprare nuovi autobus o assumere più personale, invece passo il tempo a dislocare le guardie giurate a seconda delle emergenze».

L’emergenza più attuale riguarda i borseggiatori. 

«Sui bus sono comparsi i cartelli che avvisavano i passeggeri. È una iniziativa che abbiamo condiviso e che abbiamo sostenuto, anzi approfitto per ringraziare tutto il personale che quotidianamente si sacrifica per offrire un servizio degno di questo nome, anche se poi accadono eventi come quello dei borseggi, che vanificano tutto».

Parla con dispiacere, quasi con dolore. 

«Io mi rendo conto che non possiamo offrire un buon servizio, quello che vorremmo. In tanti mi dicono che non dovrei dire queste cose ma io sono onesto e lo dico. Ma allo stesso tempo dico che ognuno di noi ci mette l’anima e non è giusto che i sacrifici dei dipendenti dell’Anm vengano “sporcati” dalla delinquenza».

Di certo i borseggiatori non si spaventeranno per quei cartelli. 

«Però il caos mediatico generato dalla vicenda li ha messi in allarme. La rabbia è che sono facce conosciute. Anche io quando salgono a bordo riesco a riconoscerli: ma in certi casi non puoi fare altro che guardarli e fargli capire che li hai notati. Finché non si “mettono al lavoro” non puoi fargli nulla. Li vedo scendere e penso che saliranno su un altro mezzo a derubare altri poveri passeggeri».

Ma non pensate a un piano di protezione?

«Abbiamo avuto nuovi incontri con i carabinieri e con la polizia di Stato. Già in passato i militari ci hanno garantito la scorta nelle zone più a rischio per i danneggiamenti. Alla polizia abbiamo chiesto la possibilità di far viaggiare agenti in borghese pronti a intervenire».

Quali sono stati i risultati?

«Abbiamo avuto rassicurazioni. Polizia e Carabinieri continueranno a starci vicino».

 

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