Armi per l'Isis da Napoli alla Libia, il deputato M5S ammette: «Ho pagato io un viaggio di Lady Fontana»

Sabato 25 Febbraio 2017 di Leandro Del Gaudio

Diede 2.300 euro ad Annamaria Fontana, in due tranche, su sua esplicita richiesta. Soldi che servivano a realizzare un viaggio, anzi, il famigerato viaggio a Istanbul, per incontrare un leader oppositore del governo libico riconosciuto dalla comunità internazionale. È quanto dichiarato da Angelo Tofalo, nel corso della testimonianza resa dinanzi al pm Catello Maresca (magistrato in forza al pool dell’aggiunto Giuseppe Borrelli), che indaga sul traffico di armi in Libia e in Siria (paesi embargati). 
 


Inchiesta che giunge a un punto di svolta, per i due coniugi vesuviani finiti agli arresti meno di un mese fa. Fontana e il marito Mario Di Leva si sono rivolti al Riesame, chiedono di essere scarcerati. Difesi dai penalisti Giuseppe De Angelis, Massimo Romano e Nico Scarpone, marito e moglie sono accusati di aver venduto armi dopo una strana triangolazione con Ucraina e i paesi del Medioriente. Ed è agli atti del Riesame - pagine per altro zeppe di omissis - che si legge la pacifica ammissione del parlamentare in forza al movimento cinque stelle. Che ha ammesso di essersi recato con la Fontana a Instanbul, in qualità di esponente del Parlamento italiano, ma anche come membro del Copasir. Ma agli atti del Riesame, viene depositato anche la testimonianza dell’ex ufficiale dei carabinieri De Donno, che ha ricordato di aver conosciuto la Fontana. Anche in questo caso, la lady vesuviana sarebbe stata tenuta in considerazione per i suoi contatti in zone calde dello scacchiere mediorientale. Anzi. Grazie al suo contributo - sembra di capire - c’era addirittura chi tentava di dare la caccia a Osama Bin Laden. 

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