«Bacio a Salvini? Sì, ci dà i soldi»
Ma il rione accusa: sei un traditore

Sabato 19 Gennaio 2019 di Marco Di Caterino
«Bacio a Salvini? Sì, ci dà i soldi» Ma il rione accusa: sei un traditore

Il cielo nero, gonfio di pioggia, che grava sul rione Salicelle accompagna tra questi orridi palazzoni il day after del bagno di folla per Matteo Salvini, che qui il 4 marzo ha preso voti grazie a Pina Castiello, ora sottosegretaria del governo giallo-verde, con delega al Sud, che qui è un vero abisso di disperazione e camorra. Qui dove davvero tira una brutta aria. Le forze dell’ordine per quattro volte in questa settimana hanno rivoltato il rione come un calzino. La Dda indaga sul clan Bizzarro-Barbato - che occupa ben due interi isolati, anzi fortini - quale maggiore indiziato per questa nuova stagione del tritolo. E poi la sortita di Salvini, che divulga in conferenza stampa una notizia che le Procure volevano rimanesse segreta: lo sgombero di circa 200 famiglie che da anni occupano abusivamente altrettanti alloggi. Otto anni fa, per lo sgombero di appena tre nuclei familiari, ci fu una violenta rivolta del quartiere, scontri con la polizia, il blocco dell’asse mediano, l’incendio di cassonetti. Una rivolta durata diverse ore e terminata solo quando l’ultimo poliziotto andò via. Quelle tre famiglie sono ancora lì. Nessuno osa immaginare cosa accadrà con le 174 famiglie che da trenta e più anni, hanno un tetto sopra la testa. «E a quello... hanno baciato pure le mani», esclama Raffaele Castiello, che dice di essere uno zio in rotta con la sottosegretaria. Il baciatore, gli diciamo, è del rione Salicelle. «Ma quando mai - sbotta con rabbia - quello sta dentro ai “grigi” e farebbe bene a non mettere piedi nel rione». E così si scopre che anche in questo difficile posto dove il concetto di essere ultimo ti si appiccica dalla nascita esiste una forma nemmeno troppo velata di classismo del degrado. Prima i palazzoni del rione, poi i «grigi», palazzine popolari a tre piani prospicienti Salicelle, e infine i «mattoni», che un graffito ha ribattezzato «Rione Speranza», che qui è stata la prima a morire. Nei «grigi» abita Raffaele Chiariello, 52 anni, venditore ambulante di calzini da 30, star del web per un giorno, per quel baciamano a Salvini. «Ma quale saluto come ai boss», sbotta nervoso per la fila di giornalisti che gli hanno impedito persino di dare il granone alle galline, nel pollaio abusivo tirato su nell’ex aiuola condominiale. 

 

IL BOTTA E RISPOSTA
Qualcuno dice che era stato tutto preparato, magari pagato. 
«Tutti voi giornalisti chiedete le stesse cose. Mo’ basta! È stato un gesto d’istinto. Mai avevo visto un “presidente” da vicino. Invece di fare un applauso gli ho baciato le mani, per rispetto e riconoscenza».
Riconoscenza per cosa?
«Mi hanno detto che ci dà i soldi, il reddito di cittadinanza. Ho votato per Pina Castiello e pure per Di Maio, per questa cosa dei soldi».
Vi siete fidato delle loro promesse, quindi?
«Il padre della Castiello, che abita da queste parti, me lo disse: vi danno il reddito, vi danno da mangiare. Noi qua ne siamo tanti, di disgraziati. Siamo disoccupati, la nostra vita è uno schifo».
Ma lo sapete che Salvini, la Lega erano contro il Sud? Non vi importa?
«A me sembra una brava persona, è stato istintivo, gli ho preso la mano, gliel’ho baciata, gli ho detto presidè, ci servono i soldi, il lavoro».
All’improvviso, come la pioggia che non t’aspetti, si materializza il figlio, un tipetto tutto nervi. Si presenta con un «Jatevenne mo, subito» che non lascia spazio a una replica. Ripete il concetto con un’aggiunta: «Jiatevenne se no vi schiatto», gergale da Gomorra per indicare una immediata brutta fine. E amen, il re del web abdica grazie alla discendenza nervosa.

IL DEGRADO
Nel rione Salicelle la sera allunga la sua mano, mentre alcuni bambini giocano al calcio di rigore. La porta ha i confini dello spray nero con il quale il writter ha segnato sulla facciata fronte strada di un isolato un ACAB, triste acronimo anglosassone contro la polizia, a caratteri cubitali. Per un grumo di anziani intabarrati fermi a un angolo, per strada dopo essere stati fatti sgomberare (e multati di 300 euro) da un basso che avevano occupato per giocare la sera a tressette, siamo la cosa nuova di tutta la giornata. Chiediamo se sanno che Salvini ha annunciato lo sgombero di circa duecento famiglie abusive. La risposta è un coro: «Sarà un bel casino, anzi una guerra». Poi Raffaele Buono, uno di loro, una specie di Hugh Grant invecchiato, sbotta: «Peccato che non ci sono elezioni, perché lo sgombero non l’avrebbero nemmeno pensato. Qui ci dobbiamo arrangiare e risolvere da soli i problemi. Venite a vedere come salviamo le aiuole». Don Raffale, come lo chiamano gli altri, mostra la fu aiuola, diventata un orto urbano, con finocchi, broccoli baresi e altri ortaggi. A difesa, tante rose e una sgangherata rete che ha visto tempi migliori. Un suo compagno di tressette, Giuseppe Papaccio, vuole dire la sua. «Questa è la facciata dell’isolato dove abito con tanto di carte a posto dal 5 luiglio del 1988. L’ho ridipinta. Se aspettavo il Comune, qui tutto cadeva a pezzi». Queste case, d’altronde, sono ancora «transitorie» per i terremotati. «Gli sgomberi ci fanno un baffo e pure quello che li ha annunciati», insiste, confermando così che il Rione è pronto alla guerra.
D’altronde qui dentro c’è la camorra, e comanda. Ma non c’è la farmacia, nessun medico ha uno studio aperto, nemmeno una fermata per l’autobus, resistono due salumerie e una macelleria, una bottega di tabaccaio. Le tre piccole ville comunali sono abitate da ratti e randagi e sono chiuse, come è già chiuso un asilo nido appena ristrutturato. Forse davvero qui gli sgomberi sono solo l’ultima preoccupazione.

Ultimo aggiornamento: 20 Gennaio, 16:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA