I bambini di Napoli senza cittadinanza: «Noi siamo italiani perché siamo nati qui»

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di Oscar De Simone

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«Noi siamo italiani perché siamo nati qui e non vogliamo lasciare Napoli». Con queste parole alcuni bambini dell’istituto Ristori su via Duomo ci accolgono nella loro scuola. Sono ottanta gli alunni non ancora italiani che frequentano il plesso a due passi da Forcella, in una delle aree più centrali della città e con un elevato tasso di famiglie extracomunitarie. Non tutti sono nati in Italia ma tutti hanno voglia di restare qui. «Guardaci, siamo come voi - ci ripetono - e non vogliamo andare via».

C’è chi come Ali è nato a Napoli e ha genitori stranieri e chi come Mohammad è scappato dall’orrore della guerra in Siria. «Le loro diversità sono la nostra ricchezza», sentenzia la preside Immacolata Iadicicco, «e noi facciamo di tutto per metterle in risalto. I genitori ci chiedono di fare il possibile per la loro integrazione, ma la verità è che i bambini si integrano da soli. Vorremmo solo più professionisti e sociologi per aiutarli nella prima fase di accoglienza».
 

È un processo irreversibile quello dell’integrazione, che solo in rari casi viene messo in discussione dal razzismo e dall’incomprensione. «Quando litigano con altri ragazzini ai miei figli viene detto di tornarsene al proprio paese», dice Sairi, madre di tre bambini nati a Napoli. «Loro però sanno benissimo di essere nati qui e sentono questa come casa loro. Speriamo che presto si possa intervenire su una legge che dovrebbe tutelare i bambini nati in Italia, perché è qui crescono e diventano uomini. I miei figli chiederanno la cittadinanza a 18 anni ma fino a quel momento è come se fossero stranieri in casa. Cittadini di una città che ancora non gli appartiene».
Domenica 7 Aprile 2019, 13:30 - Ultimo aggiornamento: 07-04-2019 20:55
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