Blitz e sequestri, veleni sul voto: 17 indagati, c'è anche Roberto De Luca

Venerdì 16 Febbraio 2018 di Mary Liguori

Mentre lo Sco e la squadra mobile inizieranno a studiare i documenti sequestrati ieri nel corso di una decina di perquisizioni eseguite a Napoli e in provincia, presso uffici pubblici e privati, on line comparirà, a puntate, una serie di video che sono stati sequestrati ieri dalla procura di Napoli presso la sede napoletana del sito web Fanpage. L’inchiesta giornalistica puntava a diventare uno scoop, ma al momento si è trasformata in un decreto di perquisizione e sequestro per il direttore del giornale on line, Francesco Piccinini, per un suo cronista e per un collaboratore, indagati per induzione alla corruzione. Nei mesi scorsi, hanno tentato di ricostruire la filiera dei rifiuti tossici che prendono strade diverse da quelle lecite. E sono entrati in contatto con un camorrista Nunzio Perrella, il quale li avrebbe messi in contatto con una serie di personaggi, sia esponenti delle istituzioni che faccendieri. Questi si sarebbero detti disposti a introdurre un giornalista del sito, spacciatosi per imprenditore, nel circuito dello smaltimento illegale.

Tra i video sequestrati ieri nella sede del giornale on line ce n’è uno in cui compare anche Roberto De Luca, figlio del presidente della Regione Campania e assessore a Salerno. Sarebbe lui uno dei politici «provocati» da Nunzio Perrella, boss di camorra «pentito», che in questa vicenda compare come un agente provocatore dei giornalisti spacciatisi per imprenditori dei rifiuti per smascherare gli illeciti del settore. Roberto De Luca risulta indagato per corruzione perché, in un altro video, un commercialista a lui vicino farebbe riferimento a una tangente da pagare nella misura del 15 per cento, nella quale, a detta dello stesso commercialista, sarebbe inclusa anche la quota di De Luca.
 
A venti giorni dal voto, si staglia dunque sull’orizzonte campano una pesante cappa di sospetti che avvelena il rush finale verso le urne di più di un candidato. L’inchiesta, che doveva restare top secret e che invece viene annunciata in corso d’opera, coinvolge per ora almeno 17 persone, tra le quali il consigliere regionale Luciano Passariello, candidato con Fratelli d’Italia alla Camera nel collegio di Secondigliano, che due giorni fa ha accompagnato Giorgia Meloni a Napoli per il tour elettorale. Le accuse, contestate a vario titolo, riguardano il finanziamento illecito e la corruzione, in alcuni casi aggravati dal metodo mafioso. La procura diretta da Giovanni Melillo contesta rapporti tra alcuni degli indagati e l’esponente del clan Cimmino, ma anche con i Casalesi. Secondo quanto trapelato, al centro delle contestazioni c’è un accordo corruttivo stretto in relazione ad appalti gestiti dalla Sma, la società in house della Regione per le bonifiche ambientali. Una cordata di imprenditori facente capo a Nunzio Perrella, e agli imprenditori Rosario Esposito e Antonio Infantino, tramite alcuni professionisti, tra i quali Carmine Damiano, avrebbero stretto un accordo corruttivo in cambio dell’affidamento inerente un appalto per lo smaltimento dei fanghi provenienti da cinque diversi depositi di stoccaggio.

Per la vicenda Sma, oltre a Passariello, risultano destinatari del decreto di perquisizione eseguito ieri dallo Sco e dalla squadra mobile di Napoli, Lorenzo Di Domenico e Agostino Chiatto, rispettivamente consigliere delegato e dipendente della società in house della Regione. Chiatto è distaccato presso la segreteria di Passariello il quale ricopre, in Regione, la carica di presidente della commissione di inchiesta sulle società partecipate, i consorzi e gli enti strumentali della Regione Campania, tra le quali la stessa Sma. Indagati, poi, gli imprenditori Vincenzo Riccio, Giovanni Caruson, Abramo Maione, Salvatore Porro e Lucio Varriale. Coinvolti, poi, Andrea Basile, ritenuto legato al clan Cimmino, e Antonio Cristofaro, sospettato di avere contatti con il clan Bidognetti. Per i contatti che avrebbe avuto con Basile, Passariello si ritrova contestata anche l’aggravante del metodo mafioso. Quanto a Varriale, secondo l’accusa, è stato il contatto tra Caruson e «una persona indiscutibilmente consapevole dell’appartenenza di quest’ultimo ad un clan malavitoso operante nel suo quartiere di residenza, il quale starebbe facendo da mediatore tra gli imprenditori e il consigliere regionale Passariello». Caruson afferma che «aiutando, oggi il consigliere regionale, il gruppo di interesse da questi sponsorizzato come emissario della camorra potrebbe propiziarsi la futura riconoscenza del Passariello, riconoscenza che verrebbe concretamente espressa attraverso l’affidamento degli evocati appalti».

Le indagini, che si sviluppano sia in sede di Dda che di procura ordinaria, sono coordinate dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli e affidate ai sostituti procuratori Sergio Amato, Ivana Fulco, Celeste Carrano, Henry John Woodcock e Ilaria Sasso del Verme. Quello di ieri sembra un sasso lanciato nello stagno. Un primo passo verso un ennesimo terremoto politico-imprenditoriale con la camorra a fare da sfondo.

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