Coronavirus, i dati sono meglio della Lombardia ma la Campania resta zona rossa

Sabato 28 Novembre 2020 di Ettore Mautone

La Lombardia, dal 1 novembre in zona rossa, dopo tre settimane di lockdown è tornata, oggi, in area arancione. La Campania, che nella zona di massima restrizione ci è arrivata l’8 novembre resta invece ferma. Se ne riparla se va bene il 3 dicembre. Lasciando da parte i dati degli ultimi sette giorni che saranno valutati solo tra una settimana, proviamo allora a capire, nel rompicapo dei 21 indicatori presi in considerazione dall’unità di crisi nazionale, le affinità e divergenze tra queste due regioni che, in questa seconda ondata, sembrano disegnare profili epidemici simili. Partiamo da Rt che, come sappiamo, quando collocato sopra 1 rende conto di una crescita esponenziale dei casi mentre al di sotto la curva si appiattisce. La Campania, nella settimana dall’8 al 15 novembre è passata da un indice Rt di 1,62 a 1,11 il 15 scendendo ancora a 1 il giorno 22. Attualmente continua a calare. La Lombardia, nello stesso periodo, è passata da 1,46 prima a 1,15 e poi a 1,17. Un valore finale un po’ più alto di quello campano che renderebbe conto di una epidemia ancora sostenuta. Il dato però si correla con la massa dei positivi: la Campania deve fare i conti con un andamento altalenante dei contagi segnalati di settimana in settimana e a metà novembre risente di un incremento per poi decelerare in seguito. La Lombardia decresce costantemente da almeno tre settimane. 

In questo testa a testa tra le due regioni la Campania, nelle tre settimane considerate, sembra fare meglio della Lombardia quanto a capacità di tracciamento dei casi e di tenuta dei servizi sanitari territoriali (abilità di testare tempestivamente tutti i casi sospetti e di garantire il contact- tracing, isolamento e quarantena). Le due spie rosse accese su questo fronte in Campania dal giorno 8 poi si spengono tornando a lampeggiare in un solo caso il 22. La Lombardia viaggia con due alert costantemente lampeggianti per tutto il periodo. Anche l’incidenza, per 100 mila abitanti, vede prevalere nettamente la Lombardia e lo stesso accade nella verifica dell’impegno dei posti letto da parte dei malati Covid. Riguardo alle unità di Rianimazione la Campania (che comunque ha una rete più fragile e meno attrezzata in termini di personale per posto letto) è passata dal 31 per cento di posti di rianimazione occupati l’8 novembre al 34 di metà mese. Dato costante al 22 novembre e sceso di poco nella settimana appena trascorsa. La Lombardia viaggia su percentuali più alte passando dal 58 al 64 per cento. Valore molto distante dal limite del 30 per cento fissato dal monitoraggio ministeriale. Sul versante delle degenze ordinarie la Campania, tra l’8 e il 22 novembre, oscilla tra il 50 e il 43 per cento di tasso di occupazione passando per il 47 e un trend in discesa grazie ai posti nelle Case di cura e alla crescente quota di guariti che potrebbero aver già disegnato il picco. La Lombardia invece va dal 48 al 53 per cento ed è poi stabile. Con questi numeri sembrerebbe arduo giustificare una diversa collocazione nello scacchiere dei colori. Allungando lo sguardo all’ultima settimana una differenza c’è: la Lombardia scende ad una velocità maggiore della Campania soprattutto negli ultimi 10 giorni, in termini di percentuali di positivi al tampone e rispetto alla popolazione. Probabilmente sono entrati in gioco anche altri fattori, tipo la disponibilità assoluta di terapie intensive e la necessità che il miglioramento, in Campania, si consolidi. Se il trend della Lombardia è chiaro quello della Campania è ancora incerto. Infine un paradosso: la Campania con i dati di ieri è la regione che ha il maggior numero di attualmente positivi ogni mille abitanti (18,1) ben oltre la media di 13,1 e molto sopra la Lombardia (12), ciononostante è ancora ultima per letalità.

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Ultimo aggiornamento: 29 Novembre, 13:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA