Lockdown a Napoli, protesta al Plebiscito: flash mob con shaker, forchette e coltelli. Fermato un manifestante. E in un ristorante spuntano bara e camerieri impiccati

Lunedì 26 Ottobre 2020 di Oscar De Simone

Sono oltre un migliaio le persone presenti in piazza del Plebiscito per la manifestazione contro le chiusure previste dall'ultimo Dpcm e dalle recenti ordinanze della Regione Campania. Presenti in piazza rappresentanti del settore della ristorazione, barman, ma anche del mondo dell'animazione e intrattenimento, precari dello spettacolo, piccoli artigiani. «Ribellati al Dpcm», «De Luca dimettiti», «Sono un lavoratore a nero, esisto anche io» recitano alcuni cartelli. La piazza è presidiata dalle forze dell'ordine, al centro sono stati accesi fumogeni rossi.

 

La tensione comincia a salire quando una parte dei manifestanti si sposta all'incrocio con via Cesario Console con l'intenzione di raggiungere via Santa Lucia: il percorso è bloccato da un cordone di forze dell'ordine in assetto antisommossa, poi arriva il via libera e il corteo si incammina verso la sede della Regione Campania. I manifestanti si fermano davanti all'ingresso chiuso e intonano «Napule è» di Pino Daniele

Al termine della manifestazione la folla si disperde, ma gruppo di circa 100 persone devia su una delle strade laterali arrivando sul lungomare. Durante questa fase la tensione è alta, uno dei manifestanti viene fermato dalla forze dell'ordine; gli altri restano al centro della strada con le mani alzate, fronteggiati dai poliziotti in assetto antisommossa.

Tra i manifestanti c'è anche l'ex generale Antonio Pappalardo, animatore del movimento dei cosiddetti «gilet arancioni». Le varie categorie stanno occupando diverse zone della piazza: i barman stanno agitando degli shaker, mentre alcuni ristoratori hanno esposto uno striscione con forchetta e coltello. Un flash mob unirà le diverse componenti presenti in piazza. 

 

«Reddito di salute per tutti la crisi la paghino i ricchi». Questo uno degli striscioni esposti in piazza. Ci sono ristoratori, i titolari dei bar, lavoratori dell'indotto del turismo, ma anche studenti, esponenti dei centri sociali, singoli cittadini che stanno perdendo il lavoro. «La salute è la prima cosa ma senza soldi non si cantano messe», un altro degli striscioni. 

Una bara issata e ancorata all'insegna luminosa. E i manichini di due camerieri impiccati alla fune. È la macabra rappresentazione - indicativa del malessere che serpeggia tra gli operatori economici di Napoli - messa in scena dal ristorante Borgo Antico Santa Lucia, a poche centinaia di metri dalla piazza.

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Ultimo aggiornamento: 27 Ottobre, 12:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA