Corruzione, Romeo resta ai domiciliari: «Pronto il ricorso in Cassazione»

di Leandro Del Gaudio

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Nessuno sconto, nessun beneficio da parte del Tribunale del Riesame di Napoli nei confronti dell'imprenditore Alfredo Romeo. Come accaduto mesi fa a Roma e come accaduto anche nove anni fa nel corso dell'inchiesta napoletana sul global service, anche in questo caso il Riesame boccia la richiesta di revoca dell'imprenditore napoletano. Niente revoca degli arresti domiciliari, Alfredo Romeo resta «ristretto» nelle mura domestiche, in vista delle prossime mosse della Procura di Napoli: possibile immaginare a questo punto che gli inquirenti partenopei inoltrino al Tribunale di Napoli una richiesta di rito immediato a carico dello stesso Romeo. Resta agli arresti domiciliari anche Ivan Russo, tra i principali collaboratori dell'imprenditore, mentre è cambiata la condizione degli altri due indagati finiti agli arresti nel corso del blitz firmato quasi un mese fa: sono infatti stati revocati gli arresti domiciliari per Giovanni Annunziata, su ordine dello stesso gip che aveva messo la misura, di fronte al pensionamento anticipato toccato all'ex dirigente del Patrimonio comunale; e sono stati revocati sempre dal gip i domiciliari per Ciro Verdoliva, che ha ripreso possesso del suo ufficio di direttore generale del Cardarelli sempre su disposizione del giudice per le indagini preliminari.

Ma torniamo al provvedimento adottato a carico di Romeo. L'imprenditore è accusato di corruzione in relazione a otto capi di imputazione, in un procedimento in cui il Tribunale ha condiviso le argomentazioni dei pm titolari dell'indagine - i sostituti Henry John Woodcock, Celeste Carrano e Francesco Raffaele - poste a sostegno della misura cautelare firmata dal gip Mario Morra. Ma su cosa fanno leva le accuse della Procura di Napoli: nel corso della ordinanza di custodia cautelare, viene riproposta l'esistenza del cosiddetto «metodo Romeo», consistita nella «spregiudicata creazione di rapporti interpersonali - parole del gip -, spesso di carattere corruttivo, con pubblici funzionari e rappresentanti delle istituzioni, al fine di aggiudicarsi appalti, superare disguidi o velocizzare procedure burocratiche». Sono diverse le accuse mosse a Romeo, su cui il gip faceva leva per giustificare le esigenze cautelari. Si va dalla vacanza di sette giorni offerta a una funzionaria della Sovrintendenza di Ischia, a una serie di favori che sarebbero stati chiesti e ottenuti grazie a regali o «utilità» varie offerte a pubblici funzionari. Una vasta gamma di rapporti è stata esplorata dal gip, sulla scorta delle indagini condotte dai carabinieri del Noe nel corso della prima parte del 2016, fino a culminare in una serie di perquisizioni mirate negli uffici della Romeo e negli stessi uffici comunali. Al centro della misura cautelare firmata meno di un mese fa dal gip Morra, ci sono le conversazioni fiume che interessano l'ex dirigente comunale Giovanni Annunziata. Un tempo dominus dell'ufficio Patrimonio del Comune, avrebbe assicurato una sorta di copertura di tutte le richieste avanzate dal gruppo Romeo, in cambio dell'assunzione di una persona di sua conoscenza in una delle compagini societarie riconducibili all'imprenditore di Posillipo. Ma lo schema «favori in cambio di regali» si sarebbe ripetuto anche per vicende di basso profilo, come la spa offerta alla vigilessa che era intervenuta per multare alcuni soggetti che ostacolavano il percorso all'esterno dell'Hotel Romeo; o la notte in albergo per una parente del funzionario comunale che aveva garantito la possibilità di occupazione temporanea all'esterno dello stesso albergo; fino ad arrivare alla pianta di prestigio regalata ancora a chi aveva assecondato questa o quella richiesta del gruppo. Uno scenario che ora tiene ai domiciliari Romeo, mentre la difesa si prepara - dopo aver letto le motivazioni - a un probabile ricorso per Cassazione.
 
Martedì 5 Dicembre 2017, 10:22 - Ultimo aggiornamento: 05-12-2017 10:22
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