I datteri «d'oro» della camorra: spaccio nei calzaturifici dei clan

di Ciriaco M. Viggiano

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Chi l'ha detto che per consumare datteri di mare ci si debba giocoforza rivolgere a ristoranti e pescherie compiacenti? Nell'area stabiese e nell'hinterland vesuviano, così come in alcune località della penisola sorrentina, i molluschi vengono smerciati anche in attività commerciali che vantano legami non col mare ma con la criminalità organizzata: macellerie, pollerie e persino parcheggi, calzaturifici e autolavaggi.

Ecco l'ultima verità che emerge dall'inchiesta condotta dalla procura di Torre Annunziata e dalla capitaneria di porto di Castellammare sul traffico di frutti di mare proibiti. Inquirenti e forze dell'ordine lavorano senza sosta per sgominare l'organizzazione criminale capace di smistare in tutta Italia, a prezzi che raggiungono anche i 150 euro al chilo, i datteri di mare illegalmente raccolti nelle acque della penisola sorrentina. Impresa tutt'altro che facile, viste le innumerevoli connessioni della gang. A Castellammare come a Massa Lubrense, a Scafati come a Pompei, i datteri possono essere acquistati anche in attività insospettabili. Basta avere una conoscenza diretta degli «spacciatori» che sempre più spesso si nascondono dietro il volto di un macellaio, di un parcheggiatore o del titolare di un autolavaggio.
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Domenica 19 Maggio 2019, 14:30
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