Forcella, Alfano e de Magistris parte civile contro la «paranza»

Mercoledì 27 Gennaio 2016 di Viviana Lanza
Forcella, Alfano e de Magistris parte civile contro la «paranza»

La violenza dei fatti accaduti, la spregiudicatezza dimostrata a Forcella dai gruppi di giovani camorristi, le sparatorie in strada anche solo a scopo intimidatorio, il ferimento di passanti innocenti, la tensione e i tentativi di imporsi criminalmente con minacce e estorsioni: per tutto questo il Ministero dell’Interno e il Comune di Napoli hanno deciso di costituirsi parte civile nel processo iniziato ieri per i babyboss di Forcella, la cosiddetta «paranza dei bimbi». La difesa degli imputati ha provato a opporsi, ma le motivazioni non hanno convinto il giudice. L’udienza si è svolta in un’affollata aula al bunker del carcere di Poggioreale.

Presenti quasi tutti gli imputati, incluso quel Pasquale Sibillo salito alle cronache come l’aspirante nuovo re di Forcella dopo la morte del fratello Emanuele (assassinato in un agguato la notte del 3 luglio scorso) e dopo un tentativo di ricucire, da latitante, le trame del clan sfilacciate dall’inchiesta dell’Antimafia che il 9 giugno nella casbah eseguì una cinquantina di arresti. Presente Sibillo e presenti gli esponenti del nuovo clan Giuliano, quelli di terza generazione e discendenti dei fratelli e boss che negli anni Ottanta erano il simbolo della camorra nei vicoli al seguito di Luigi Giuliano, all’epoca ‘orrè e poi collaboratore di giustizia.

L’udienza si è svolta davanti al giudice Nicola Quatrano, la pubblica accusa è rappresentata dai pm Francesco De Falco e Henry John Woodcock del pool antimafia coordinato dai procuratori aggiunti Filippo Beatrice e Giuseppe Borrelli. Quasi tutti i numerosi imputati hanno optato per il rito abbreviato, condizionato per l’imputato Raffaele Sollo, di recente passato a collaborare con la giustizia, e sua moglie Assunta Baldassarre al loro esame in aula e per alcuni degli imputati a approfondimenti di perizie sulle conversazioni intercettate o trascrizioni di colloqui finiti sui nastri degli 007 dell’Antimafia. Una delle microspie fu piazzata in casa dei fratelli Antonio e Luigi jr Giuliano, nipoti degli ex boss di Forcella e tra i protagonisti del processo, e consentì agli investigatori (le indagini sono state condotte dagli agenti della squadra mobile del primo dirigente Fausto Lamparelli) di ascoltare in diretta i dialoghi dei babycriminali, i resoconti delle loro azioni, i progetti, le ambizioni. Da Vico Carbonari, quartier generale del nuovo clan nato dalla fusione dei Giuliano con i Sibillo, i fratelli Brunetti e gli Amirante, la cimice svelò i segreti dei nuovi boss e dei loro fedelissimi.

Volevano riprendersi la casbah e il controllo degli affari illeciti che passavano per quella zona, dalle estorsioni imposte a tappeto (anche ad abusivi e prostitute) allo spaccio di stupefacenti. «Forcella ai forcellani» era il loro motto e alimentò l’ambizione che fino alla scorsa estate (prima che il blitz dell’Antimafia li fermasse) li aveva armati e spinti alla guerra contro i fedelissimi dei Mazzarella, i padroni di Forcella dall’era post-Loigino Giuliano, ispirando raid e vendette, pestaggi e gambizzazioni, spartizioni di soldi e territori in un delirio di violenza e prepotenza nel quale ci scappò anche il morto. Accadde per questioni che non avevano a che fare con la camorra, fu l’epilogo di una lite per un motivo banalissimo, una sigaretta negata. La vittima Maurizio Lutricuso fu ucciso con 13 colpi di pistola nel parcheggio di una discoteca di Pozzuoli da un minorenne del clan Giuliano-Sibillo. Al centro delle accuse, oltre a reati di associazione, ci sono tentati omicidi e droga, estorsioni e possesso di armi. Avevano una passione per le pistole, i giovani boss, se le facevano personalizzare con le proprie iniziali e le usavano con agghiacciante disinvoltura: «Dissi spariamo in aria. “Chiavai” una botta in petto a un nero» si ascolta in uno dei dialoghi agli atti che ha svelato il retroscena del ferimento di un passante avvenuto alla vigilia di Capodanno 2013.

Ultimo aggiornamento: 08:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA