La scienziata napoletana che si quota a Piazza Affari: «All'estero non per fuggire ma cogliere opportunità»

Martedì 15 Ottobre 2019 di Mariagiovanna Capone
Gabriella Colucci è una di quelle eccellenze napoletane che il mondo ci invidia. Laurea in Scienze Agrarie all'Università Federico II, per oltre un decennio ha approfondito le proprie competenze in giro per il mondo. Nigeria, Australia, Stati Uniti, e proprio a San Diego e all'enorme comunità scientifica internazionale, germoglierà il seme di un progetto tutto suo. Nel 2004 è fondatrice e Ceo di «Arterra Bioscience» e pochi anni dopo anche di «Vitalab», joint venture tra Arterra e Intercos dedicata alla biocosmesi, entrambe nella nostrana tech valley di Napoli Est. È l'unica donna italiana ad aver ricevuto il Premio EU Women Innovator, nel 2018, anno in cui ha inoltre ricevuto il Premio Bellisario Women Value Company.

Presidente Colucci, quindici anni fa ha lasciato la California per tornare nella sua Napoli: cosa l'ha spinta?
«Avevo 45 anni e dopo una carriera soddisfacente sentivo forte l'esigenza di tornare in Europa. Mi sento fortemente europea e ho deciso di tornare a Napoli, nella mia città, perché convinta che fosse il posto giusto. È una terra di opportunità per i settori tecnologici, avrei potuto ottenere almeno all'inizio dei finanziamenti agevolati, ma soprattutto avrei trovato qualità del personale, formatosi nella sua eccellente Università e nei centri di ricerca».

Valori non sempre visti e valutati da tutti, l'Università Federico II è spesso in posizioni basse nelle classifiche mondiali.
«Che si basano su tante variabili, non solo sulla didattica. Sulla preparazione non ho dubbi. Qui mi sono formata io, e come me, tanti napoletani che ho conosciuto all'estero: tutte persone che hanno riscosso enorme successo».

 

Eppure lei è tra i pochi che ritornano.
«Si parla sempre di fuga di cervelli ma credo che dobbiamo concentrarci non tanto per il rientro, che pure avviene, ma su una rotazione di cervelli. Mi spiego meglio: se avessimo un numero altrettanto elevato di giovani laureati che da Francia, Germania o Regno Unito scegliesse l'Italia per fare ricerca, credo che non parleremmo mai più di fuga di cervelli. Dobbiamo attrarre gli stranieri qui, perché lo scambio sarebbe una ricchezza per tutti, ci sarebbero più aziende, più investimenti, più lavoro».

Bisogna cambiare il punto di vista, dunque.
«Creare opportunità per i nostri giovani è corretto, ma pensiamo a questi scambi come a una risorsa non più come una fuga. La nostra forza è essere cittadini europei: l'Ue offre opportunità per tutti, francesi, tedeschi, italiani. In Italia però spesso non vengono colte».

Lei neolaureata scappò dall'Italia?
«Affatto, colsi delle opportunità, non l'ho mai sentita come una fuga, ma un'occasione per crescere, imparare, evolvere. Vinsi prima una borsa di studio in agro-biotecnologie dell'Ue, e poi una borsa di studio di cooperazione internazionale in Nigeria, che poi mi ha portato a un ulteriore progetto a San Diego con una tappa in Australia, ma è in California che ho vissuto più a lungo».

Qual è la cosa più importante che s'impara lavorando all'estero secondo lei?
«Vivere e lavorare in un Paese che non è il proprio vuol dire integrarsi, comprendere la cultura locale, adattarsi alle esigenze del luogo. Tutti elementi che ampliano la mente la visione del mondo, di tutto. Se poi il lavoro in questione è nel settore scientifico, le potenzialità sono nettamente più esaltanti, perché quando si è in un team multietnico la rete che si crea tra colleghi dà luogo a idee geniali, innovative. Ecco, credo che per uno scienziato un'esperienza di lavoro o ricerca all'estero rappresenti un bagaglio di informazioni inestimabili che uno porta dietro ovunque vada».

Una volta fondato «Arterra» la cosmetica è stato il primo passo verso il successo.
«Ho avuto la fortuna di trovare un partner eccezionale come Intercos, che ha creduto in noi e con cui nel 2010 abbiamo creato la joint venture Vitalab».

Questa nuova avventura in borsa impone nuovi traguardi.
«La Borsa ci consentirà di attrarre nuovi talenti e rafforzare il nostro management. La nostra è una società focalizzata sulla ricerca e c'è bisogno di figure che siano in grado di sviluppare progetti adeguati nei nostri tre settori principali: cosmesi, nutricetica e agri-food. Fatto ciò, aumenteremo il numero di ricercatori, almeno con 4-5 professionalità con cui incrementare il processo di crescita e sviluppo di Arterra». Ultimo aggiornamento: 17:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA