Gi.Zeta, a Nola gli operai licenziati
in protesta sul tetto del Vulcano Buono

Giovedì 13 Febbraio 2020 di ​Antonio Russo
Nola. Continua all'interno del centro commerciale Vulcano Buono di Nola la protesta dei ormai ex dipendenti della società “Gi.Zeta”, licenziati alla fine del gennaio scorso: nel pomeriggio di oggi due operai si sono arrampicati sul tetto del Vulcano, per richiamare l'attenzione sulla loro questione. Il problema riguarda cinque operatori che fino al loro licenziamento si occupavano della gestione dei carrelli per la spesa nell'ipermercato.

Gli operai licenziati raccoglievano i carrelli della spesa lasciati dai clienti nel centro commerciale, li pulivano e li sistemavano nelle postazioni apposite, in vari punti della galleria. Il licenziamento è stato generato dalla fine del contratto di appalto tra la stessa società Gi.Zeta ed il centro commerciale. Alcuni giorni fa, subito dopo il licenziamento, gli ex lavoratori dell’azienda hanno organizzato un primo stand di protesta all'ingresso “Sorrento” del centro commerciale, e poi hanno chiesto di essere ricevuti dal sindaco di Nola, Gaetano Minieri, che ha offerto loro la solidarietà dell'ente locale. Intorno alle 16 di oggi la nuova protesta: due dei dipendenti lasciati senza lavoro si sono arrampicati sul soffitto dello stesso ingresso del Vulcano Buono, chiedendo la tutela dei loro diritti.

«Abbiamo già provveduto – spiega Antonio Esposito del sindacato Ugl – ad impugnare i licenziamenti, per cui ora sarà la magistratura ad occuparsene direttamente. Tuttavia noi chiediamo che i cinque lavoratori vengano ricollocati al più presto, visto che esistono certamente gli spazi perchè questo possa avvenire». Al termine della manifestazione una delegazione dei lavoratori si è incontrata presso la direzione del centro commerciale con il sindaco di Nola e con alcuni rappresentanti del locale Commissariato di Polizia. Nei prossimi giorni dovrebbe essere organizzato un incontro in Comune con le aziende interessate ed i lavoratori, per cercare una soluzione alla vicenda. © RIPRODUZIONE RISERVATA