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Gomorra, no alle riprese della serie
per le strade: Municipalità spaccata

Domenica 21 Gennaio 2018 di Valerio Esca
Gomorra, no alle riprese della serie per le strade: Municipalità spaccata

Gomorra diventa un caso politico. La commissione politiche Sociali della quarta Municipalità, presieduta dal consigliere Mario Maggio, ha approvato un documento a maggioranza, con la richiesta diretta «all'ufficio Cinema del Comune di Napoli di rifiutare le autorizzazioni alle riprese di scene per la strade della città e in particolare sulle vie della nostra circoscrizione per tutte le produzioni che hanno come tema la camorra e la criminalità organizzata». «In particolare si legge nel documento a firma di Maggio e del vicepresidente del gruppo dei Riformisti, Antonio Napolitano - vista la recrudescenza di attività criminali concomitanti con la visione della serie Gomorra». Un atto non riconosciuto dal presidente del parlamentino di San Lorenzo-Vicaria-Poggioreale-Zona industriale Giampiero Perrella: «Si tratta di un'iniziativa autonoma di alcuni consiglieri, fermo restando che Gomorra non è il mio genere e credo sia diseducativo. Da qui ad inibire le riprese di una fiction ce ne passa». Pietro Contemi del Gruppo misto e membro della commissione politiche Sociali chiarisce: «Parliamo di una fiction che non fa mai vedere la presenza dello Stato. Andrebbe data un'immagine diversa di Napoli».

Il coro degli altri presidenti di Municipalità è unanime: non si possono vietare le riprese di una serie tv. Francesco de Giovanni (Chiaia-San Ferdinando-Posillipo) ammette: «Gli esempi negativi purtroppo questi ragazzini ce li hanno sotto casa. Bisogna partire da lì. Dire che è colpa di Gomorra è paradossale. Prima di Gomorra non c'erano le baby gang?». Francesco Chirico della Municipalità II invece spiega: «Alcuni ragazzini, già a rischio, che magari non hanno punti di riferimento possono mitizzare il crimine, non vi è dubbio. Però non è pensabile vietare le riprese di una serie tv. Siamo in democrazia». Per Poggiani della Municipalità III «più che censurare una fiction bisogna creare percorsi di prevenzione». Per Maurizio Moschetti, presidente di una circoscrizione a dir poco «calda» (Secondigliano-San Pietro a Patierno-Miano) «anziché prendercela con Gomorra facciamo in modo tale che non accadano più fatti di cronaca gravi».

 

Sugli «effetti di Gomorra» si interroga anche il consigliere comunale di opposizione del gruppo «La città», David Lebro. «Sono trascorsi alcuni anni e, dopo tre stagioni della serie, dobbiamo interrogarci su quali siano i reali effetti. Anche perché in essa, così come spesso accade in altre, si registra una scarsa presenza dello Stato. È ovvio che la camorra e la delinquenza esistono da molto prima che venisse trasmessa la serie e derubricherei immediatamente questo argomento tra il novero delle polemiche sterili. Quello che mi pare difficilmente negabile è che l'esibizionismo, reso possibile dall'enorme diffusione dei social, dei giovani teppisti sia un fenomeno del tutto nuovo e come tale va affrontato. E negli ultimi giorni sta assumendo dimensioni tali da far presagire una vera e propria emergenza sociale, di cui Arturo, Ciro, Gaetano sono solo le ultime sfortunate vittime. A mio avviso rimarca Lebro - certe sceneggiature ambientate in contesti così reali sembrano quasi fornire delle istruzioni d'uso per delinquere. Il buon senso dovrebbe suggerire a tutti di porre un freno alle eccessive spettacolarizzazioni del male. Naturalmente il diritto all'espressione artistica è sancito dalla Costituzione Italiana e nessuno immagina alcuna forma di censura né di revoca di autorizzazioni. Ma le Istituzioni cittadine hanno il dovere di esprimersi su questo tema».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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