«Antonio ucciso dalla droga», assolti i medici di Loreto Mare e Pellegrini

di Ettore Mautone

Potrebbero non essere stati solo i gravi traumi subiti certamente dopo l'incidente in moto e le presunte carenze logistiche e organizzative dei soccorsi a provocare la morte di Antonio Scafuri - il giovane di 23 anni di Torre del Greco, deceduto il 17 agosto 2017 dopo una notte di agonia trascorsa tra il pronto soccorso del Loreto Mare e l'ospedale Pellegrini dove era stato trasportato per effettuare una angiotac. Il giovane non aveva altre patologie precedenti all'incidente ma aveva assunto sostanze stupefacenti, rilevate nei prelievi effettuati in ospedale «che hanno avuto un ruolo concausale nel determinismo dell'evento». È questa una delle conclusioni cui giunge il collegio peritale nominato dal Tribunale di Napoli per fare luce su quanto accaduto quella terribile notte di agosto in due ospedali della Asl Napoli 1. Le conclusioni medico-legali della perizia, stilata da Maurizio Castriconi, chirurgo di urgenza del Cardarelli, dall'anatomopatologo Antonio Perna e dallo specialista in Medicina legale Pietro Tarsitano, depositata una quindicina di giorni fa in cancelleria, dicono che la causa della morte di Antonio Scafuri è stata uno choc traumatico in una persona che aveva assunto sostanze stupefacenti. Le lesioni riportate dal ragazzo a seguito dell'incidente ebbero - sempre secondo le ricostruzioni dei periti del Tribunale e desunte dallo studio e dall'analisi di tutti gli atti disponibili - «un ruolo preponderante nel determinare il decesso di Scafuri».

Ma la presenza di sostanze stupefacenti, rilevate anche dopo le numerose trasfusioni praticate al ragazzo, ebbe un ruolo di «concausa» nell'evoluzione clinica del paziente. «I medici del Loreto Mare - scrivono ancora i periti - praticarono esami di laboratorio e strumentali, suturarono le ferite e procedettero alla stabilizzazione dei parametri vitali mediante farmaci ed emotrasfusioni. Procedettero, inoltre, al trasferimento di Scafuri al presidio ospedaliero Pellegrini al fine di sottoporre il paziente ad un'indagine arteriografia, risultata poi negativa per lesioni vascolari. Per cui riteniamo - aggiunge il collegio di specialisti nominati consulenti del Tribunale - che il comportamento degli stessi non presentò momenti di censura» aggiungendo anche che «non possono riconoscersi condotte dei sanitari, che ebbero in cura la persona durate le fasi del ricovero, aventi un ruolo causale o concausale nel determinare l'esito fatale».
CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO:
  • Accesso illimitato agli articoli
    selezionati dal quotidiano
  • Le edizioni del giornale ogni giorno
    su PC, smartphone e tablet
SCOPRI LA PROMO



Martedì 17 Aprile 2018, 10:15
© RIPRODUZIONE RISERVATA




QUICKMAP