C'era una volta Napoli Est: viaggio nel cimitero degli orrori a Poggioreale

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di Oscar De Simone

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Ci sono luoghi della città in cui il tempo sembra essersi fermato, dove addirittura la “morte” si arrende al degrado. È il caso del cimitero di Poggioreale, trasformato in un labirinto degli orrori.

Entrando da via Nuova Poggioreale, sembra di essere catapultati in una zona di guerra. Cappelle e loculi distrutti e sommersi dalle macerie, luci votive – quando ce ne sono – spente, rami di alberi spezzati e ancora a terra dopo le potenti raffiche di vento delle scorse settimane e una enorme discarica a cielo aperto.

Tutto questo a pochi passi dalla strada, in una delle zone più frequentate del cimitero, dove ogni giorno a decine di persone tocca superare un campo minato per omaggiare i propri defunti.
 

Il nostro reportage inizia proprio da qui. Da uno sversatoio abusivo tra le cappelle diventate irraggiungibili. Come testimoniano i nastri segnaletici, l'area eraastato anche delimitata, ma non è servito a niente. Basta guardarsi intorno per capire come la zona sia diventata un punto di riferimento per i pirati dei rifiuti. Poco più avanti ci sono altri loculi dimenticati e aperti con ossa umane in bella lista, casse abbandonate e in alcuni casi aperte, in barba a ogni principio di igiene e decoro. È una zona buia anche alla luce del giorno, pericolosa per chi decide di addentrarsi verso l'interno. Esempio di questo scempio è il fondo Zevola dove il Comune di Napoli, 13 anni fa, realizzò numerose fosse all’aperto. 

«Il cimitero ormai è finito», dice a telecamera bassa chi la storia di questo posto la conosce bene. «Facevamo almeno trenta o quaranta scavi al giorno e c'è chi dice che le casse venivano buttate in questo terreno. Anni e anni dopo non sappiamo cosa ancora ci sia realmente qui sotto».
Venerdì 22 Marzo 2019, 10:30 - Ultimo aggiornamento: 30 Aprile, 17:12
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