Napoli ostaggio delle babygang, scatta la ronda delle mamme

Martedì 17 Settembre 2019 di Giuseppe Crimaldi
Quattordici rapine in sette giorni. Tutte nella stessa zona, tutte messe a segno con identiche modalità, e sempre ai danni di giovanissimi. Lo chiamano già il triangolo della paura: è il crocevia che da Girolamo Santacroce e da Giacinto Gigante confluisce su via Salvator Rosa. Il picco di aggressioni violente è diventata un'angoscia per centinaia di famiglie, ed ora per le mamme dei minori - facili prede per i predatori della strada - si trasforma in ossessione: al punto che ora si dicono pronte a garantire la sicurezza dei loro bambini con ronde volontarie.
 
I raid avvengono puntualmente dopo il tramonto, e i picchi si registrano durante le serate del fine settimana. Assalti da brividi, almeno per come vengono raccontati dalle vittime o dai loro genitori, che hanno puntualmente presentato denuncia alle forze dell'ordine. «Di fronte a questo stato di cose - spiega Chiara N., il cui figlio di 11 anni il 7 settembre è finito insieme con altri undici amichetti della comitiva nell'imboscata degli aggressori, e che rappresenta un nutrito gruppo di genitori stanchi di subire - abbiamo deciso di tutelare i nostri ragazzi anche scendendo in strada a sorvegliare. Lungi da noi l'idea di sostituirci a polizia e carabinieri: ma siamo convinti che così non si possa andare avanti».

Era sabato, il 7 settembre. Intorno alle 22, dopo aver passato la serata in una paninoteca del Vomero, il gruppo di giovanissimi inizia a far ritorno a casa. A piedi. «All'altezza della chiesa del Buon Consiglio - spiega A., 13 anni, una delle vittime - uno scooter con due persone adulte a bordo, sui 35 anni, ci taglia la strada: uno dei due scende con un coltellaccio minacciandoci. Separa i maschi dalle femmine, poi ordina di consegnargli i cellulari». A quel punto, accade l'imprevedibile: dalla comitiva si staccano, terrorizzati, cinque tra ragazze e ragazzi: iniziano a fuggire verso il liceo Gian Battista Vico, urlando e chiedendo aiuto disperati. Uno di loro ha la freddezza di memorizzare la targa della moto dei banditi (particolare che si rivelerà utile alle indagini). Tornati a casa, gli adolescenti raccontano tutto ai genitori, che immediatamente si recano in Questura: qui, grazie a un'indagine lampo dei Falchi e ad uno dei telefonini che disponeva dell'applicazione IPhone, i poliziotti individuano la posizione del cellulare: è in via dei Tribunali, e poco dopo è lì che viene arrestato uno dei presunti autori della rapina (il complice è ancora ricercato).

Solo pochi giorni prima - il 30 agosto - altra duplice rapina. A raccontare la brutta avventura questa volta è Giuseppe L., 19 anni, che insieme ad un amico sta rincasando quando si ritrova all'improvviso la canna di una pistola puntata al volto. «Sapevamo di percorrere una strada a rischio, nella quale si susseguono verificano aggressioni e rapine, ma non avremmo mai pensato potesse capitare a noi. Invece... Ci troviamo di fronte due ragazzi, a volto scoperto, con le pistole in mano: ci fanno accostare sul lato del parco Viviani e si fanno consegnare i cellulari. Abbiamo denunciato alala polizia, e oggi evitiamo di percorrere quella zona». È probabile che gli autori di queste rapine siano sempre le stesse persone. Rapinatori seriali, dunque. Altri due casi di aggressioni con identiche modalità di esecuzione si sono verificati - sempre tra il 30 e il 31 agosto - in piazza Canneto e lungo via Giacinto Gigante.

A confermare il terrore che vive chi abita tra Salvator Rosa, il Vomero e l'Arenella è anche un gruppo creato su Facebook da Pasquale Laudanno: «Quelli di Salvator Rosa e dintorni». Laudanno si dice pronto - assieme ad altri residenti costretti a convivere nel triangolo della paura - ad affiancare nelle ronde notturne le mamme e i papà dei giovanissimi che non vogliono rinunciare alla libertà di uscire nelle serate del fine settimana. «Purtroppo registriamo non solo rapine - spiega - ma anche episodi di teppismo e baby gang che si divertono ad assaltare e terrorizzare, anche senza motivo, i nostri figli. Puntano e agiscono a colpo sicuro, scegliendo accuratamente le loro vittime, ragazzini con la faccia pulita e figli di persone oneste e perbene. Purtroppo in ampi tratti di queste strade mancano ancora le telecamere di videosorveglianza». Ultimo aggiornamento: 11:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA