Genny, dalla curva alla droga: la doppia vita della Carogna

di Daniela De Crescenzo

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Le gambe sulla ringhiera, le braccia alzate, la maglietta con la scritta Speziale libero (Speziale è Il tifoso del Catania condannato per aver ucciso l'ispettore di polizia Filippo Raciti), il corpo pieno di tatuaggi: la foto di Gennaro De Tommaso, meglio conosciuto come Genny la Carogna, il 3 maggio del 2014 fece il giro del mondo.

Era stato lui a discutere con il capitano del Napoli e a decidere che sì, dopo l'assalto ai tifosi del Napoli e il ferimento di Ciro Esposito, la squadra poteva giocare contro la Fiorentina. Prima aveva chiesto ad Hamsik la conferma che il ragazzo fosse vivo: «Se menti ti vengo a pigliare», aveva minacciato, poi aveva deciso di dare il via libera ad arbitro e giocatori. Prima della fine dell'incontro era arrivato in ospedale e, con la famiglia Esposito e un folto gruppo di tifosi, era rimasto ad aspettare notizie di Ciro. Tornato a Napoli a Il Mattino aveva sottolineato la gravità di quello che era successo fuori dallo stadio: «Non era mai accaduto che qualcuno sparasse ai tifosi e di questo sembra non importare niente a nessuno». Jeans e bomber celeste, aveva parlato in tono tranquillo e pacato: una persona diversa da quella comparsa solo poche ore prima sugli schermi di tutto il mondo. Aveva rivendicato il ruolo di paciere ed aveva espresso la sua solidarietà al ragazzo ferito e alla sua famiglia.
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Sabato 10 Novembre 2018, 08:00
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1 di 1 commenti presenti
2018-11-10 10:09:02
Che brava personcina.

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