Napoli, la figlia del vigilante ucciso: «Condanne esemplari per gli assassini di mio padre»

di Leandro Del Gaudio

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Mercoledì mattina avrà due impegni difficile da conciliare: Marta Della Corte, 22 anni, dovrà sostenere l'esame all'università come aspirante dottoressa in Legge, ma dovrà anche attendere l'esito dell'udienza sull'omicidio del padre. Marta è la figlia di Francesco Della Corte, il vigilante ucciso a Piscinola pochi mesi fa da tre giovani balordi, tre minori che lo aggredirono alle spalle a colpi di spranga. Non avevano trovato di meglio da fare, la notte dello scorso tre marzo, all'esterno della metro Linea 1, avevano preso atto della chiusura anticipata della cornetteria e si accanirono contro il metronotte, colpendolo spalle. Tre imputati che mercoledì mattina proveranno a sfoderare il copione di sempre: la confessione (che poco aggiunge alle indagini del commissariato Scampia); la richiesta di perdono, magari in vista di una messa alla prova, di un modo rapido di lasciare cella e comunità per mettersi il passato alle spalle. Insomma, l'esatto contrario di quanto si aspettano i parenti più stretti di Francesco Della Corte, in una comunità rimasta letteralmente traumatizzata dalla brutale aggressione di un anno fa. Lo spiega al Mattino Marta Della Corte, che racconta il suo dolore dopo mesi di silenzio, ma anche l'angoscia al pensiero di una giustizia burocratica e a maglie larghe.

Marta Della Corte cosa prova a distanza di pochi giorni dal processo ai presunti assassini di suo padre?
«Incredulità, impotenza, rabbia. Sentimenti cresciuti in questi mesi, stati d'animo che condivido con mio fratello Giuseppe e con mia madre, in quella che un tempo era una famiglia felice».
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Domenica 20 Gennaio 2019, 09:30
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