Napoli, il Molo Beverello nel caos:
«Noi viaggiatori trattati come bestie»

Martedì 13 Agosto 2019 di Valerio Esca

Ambulanti con cappellini e occhiali falsi, ed è subito «Welcome to Naples». All'esterno e all'interno del molo Beverello la situazione è da bollino rosso. Le file alle biglietterie sono disordinate e arrivano fino all'ingresso di via Acton. Vacanzieri, turisti, napoletani in partenza, tutti insieme appassionatamente sotto il sole cocente. Provano a ripararsi sotto le pensiline fisse le mamme con  passeggini, gli anziani, qualche donna incinta. Gli altri utilizzano qualsiasi mezzo di fortuna per coprirsi il capo, in attesa del proprio turno. Una situazione indecorosa. Inoltre, bisogna considerare che si va incontro al Ferragosto e i numeri di partenze verso Ischia, Capri e Procida è in considerevole aumento.

 

I TURISTI
«Devo ammettere che la situazione è molto caotica e disorganizzata. Non c'è una fila per chi ha dei bambini e io e mio marito siamo stati costretti a dividerci. Io sono rimasta qui all'ombra con i due piccoli e lui è in fila per fare il biglietto. Una cosa mai vista, noi trattati come bestie». Così Marilena, una donna modenese diretta a Capri con la sua famiglia. La giovane segnala i disagi, osservando il marito a pochi metri, intento a comprare i ticket prima dell'imbarco. «La prossima volta li faremo online - aggiunge con una risata amara - Ma non potevamo sapere cosa ci saremmo trovati davanti». Non ci sono salette con aria condizionata, punti di accoglienza, indicazioni, segnaletica. Nessuna corsia preferenziale per garantire la priorità alle persone con mobilità ridotta, alle donne incinte e ai malati oncologici. L'interfono funziona male e lo schermo che dovrebbe segnare arrivi e partenze, presente alle biglietterie, è fuori uso. Ci sono soltanto due sorveglianti, che si perdono come aghi in un pagliaio.

Le strutture sono vecchie di trent'anni, cinque panchine di cemento, proprio accanto alle biglietterie sono inutilizzabili perché scoperte. Le altre sono prese d'assalto. Ci sono poi i soliti furbi che provano a saltare la file, e la tensione cresce: «Signora c'è gente in fila - dice un'addetta ai lavori - non può saltarla a suo piacimento, c'è gente al sole da mezz'ora». La signora, Maria Del Mar, è spagnola ed è diretta a Capri. Ha provato ad inserirsi tra le persone in fila sulla «fascia destra», neanche avesse lo sprint del suo connazionale Callejon. Una volta acquistati i biglietti, lei spiega: «Sono in attesa da 50 minuti e avevo paura partisse l'aliscafo. Non volevo far torto a nessuno, però c'è anche da dire che non è possibile che ci sia uno sportello aperto e che si debba aspettare per decine di minuti sotto il sole». A pochi passi c'è una mamma riparata all'ombra con il carrozzino, che prova a fare aria al piccolo agitando un cappello di paglia. «Sono stanca, esausta» ammette la donna, poi si avvicina il marito: «Siamo di Genova spiega Enzo Capuano - e viaggiamo spesso in nave. Onestamente, oltre al caldo, abbiamo notato che la disorganizzazione la fa da padrona. Le file sono multiple, si entra sia davanti, che lateralmente, nessuno controlla. Un'autogestione allucinante».

GLI ARMATORI
A segnalare il caos che regna nel porto di Napoli, soprattutto agli arrivi e alle partenze per le isole, ci pensa Mariaceleste Lauro, amministratore del gruppo Alilauro: «Abbiamo denunciato come il nostro staff in banchina riscontri difficoltà oggettive oggi nel garantire la priorità alle persone con mobilità ridotta, alle donne incinte e ai malati oncologici. Abbiamo inoltre lamentato l'assenza di segnaletica, un problema fondamentale per un porto come quello di Napoli, con un transito numericamente così elevato, e dove i turisti sono lasciati allo sbando. E persino un servizio di navetta interno per malati oncologici o l'installazione di una semplice desk information, proposta da una compagnia come la nostra, richiedono un iter burocratico immotivatamente lungo. Per ovviare alle carenze logistiche del molo Beverello, Alilauro ha attivato un hub, destinata a fornire assistenza all'utenza. «Lo abbiamo fatto - spiega Lauro - in assenza di una politica comune efficace in grado realmente di migliorare l'organizzazione interna del porto, che in queste ore è diventata così attuale e sulla quale noi poniamo l'accento, regolarmente, da anni».

GLI AMBULANTI
Appena si attraversa via Acton, ci sono due bancarelle: la prima vende cappelli di paglia, la seconda occhiali da sole falsi. Più su, salendo la pedana che porta verso il Maschio Angioino, c'è un altro venditore di cappelli. E un altro che tenta di vendere accendini in cambio di pochi spiccioli. Arrivati al Maschio Angioino si attraversa poi verso via Santa Brigida, dove altri due ambulanti vendono berretti e cappellini griffati, ovviamente falsi. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Ultimo aggiornamento: 14 Agosto, 09:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA