Napoli, sabotaggio all'ospedale Cardarelli: dietro il raid un infermiere sotto stress

di Ettore Mautone

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Venti posti letto, distribuiti tra un'unità di emodinamica interventistica (deputata alle disostruzioni delle arterie coronarie in corso di infarto acuto o anche durante le procedure prenotate in elezione) e il reparto di terapia intensiva coronarica attrezzato con le più sofisticate apparecchiature di supporto al circolo cardiaco e per l'interventistica nei distretti vascolari periferici. A queste si aggiunge un'area di cardiologia di pronto soccorso, dove sono spesso presenti anche barelle, che drena i pazienti dall'emergency al piano terra che accoglie spesso pazienti critici. Come quello salvato a febbraio dal primario Ciro Mauro che, nel rispondere al telefono in medicheria, si è accorto che un tracciato di un paziente aveva qualcosa di grave che non andava. Ma il sistema di allarme non aveva suonato. Dai controlli tecnici, come raccontato dal Mattino, è poi emerso uno strano sabotaggio della centralina salvavita di controllo dei pazienti. In una porta della centralina di monitoraggio, nel sito destinato alle cuffie, è stato ritrovato un ferretto. La telemetria ha così escluso il sonoro dell'allarme. La Procura sta tentando di far luce sul caso e le indagini si stanno concentrando anche sugli infermieri e sul personale paramedico: l'ipotesi è che dietro il sabotaggio ci possa essere qualche operatore particolarmente stressato e infastidito dal suono dell'allarme.
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Martedì 26 Marzo 2019, 07:00 - Ultimo aggiornamento: 26-03-2019 14:31
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