Occuparono la casa a Pomigliano, assolti: «Non fu reato, agirono per necessità»

Venerdì 15 Marzo 2019 di Pino Neri
Per l'impossibilità di pagare l'affitto erano stati sfrattati da un appartamento di Pomigliano e avevano occupato abusivamente con i loro figli la casa di custodia, abbandonata da tempo, di un passaggio a livello della Circumvesuviana. Per questo reato erano stati processati. Alla fine però, il giudice monocratico Antonia Ardolino ha assolto Ivano Di Mauro, 39 anni, e la moglia Monica Domigno, di 38, entrambi disoccupati di Pomigliano. «Lo stato di necessità dei due imputati - si legge nella motivazione della sentenza - li ha costretti a commettere il reato di occupazione abusiva di un immobile in disuso allo scopo di evitare pericoli imminenti per loro e per i loro figli».

Non c'è che dire: è una sentenza di quelle che fanno tirare un sospiro di sollievo a chi si trova in grave difficoltà ma che è anche destinata a far discutere. Il tribunale di Nola, citando comunque una precedente sentenza della Cassazione, ha sostanzialmente accolto la tesi dell'avvocato difensore dei due imputati, Giuseppe Gragnaniello. «Le motivazioni della sentenza spiega infatti il legale - danno atto della circostanza per la quale gli imputati, pur avendo sollecitato un aiuto all'amministrazione comunale di Pomigliano, non hanno ottenuto nulla. Per cui l'occupazione è giustificata da un comprovato e indiscutibile stato di necessità».
 
La storia inizia nel gennaio del 2014 quando, dopo la sesta intimazione consecutiva del tribunale, Ivano e Monica vengono sfrattati per morosità, con l'ausilio della forza pubblica, da un appartamento di via Savona, centro di Pomigliano. Con loro sono ovviamente costretti ad abbandonare la casa anche i tre figli, all'epoca di 6, 10 e 13 anni. A quel punto i coniugi chiedono aiuto al sindaco di Pomigliano, Raffaele Russo. Ma il rapporto con il primo cittadino è inizialmente conflittuale per cui decidono di piantare una tenda davanti all'ingresso del Comune. I due dormono nella tenda mentre i figli vanno a vivere a casa dei nonni, in via Sulmona, zona di case popolari.

Ma durante la protesta Russo offre una soluzione, un immobile nei pressi del municipio di proprietà di un professionista. «Quella non era una casa racconta Monica era un garage al piano terra. Per entrare dovevi alzare una saracinesca». I coniugi Domingo rifiutano quindi la sistemazione. Nel frattempo il sindaco li denuncia ai carabinieri (denuncia poi ritirata) per la tenda piazzata davanti al municipio. E Ivano e Monica vanno a «vivere» nella loro auto. Dopo alcuni mesi però vengono a sapere che nell'attigua Castello di Cisterna, a pochi passi dalla Fiat, in via Kennedy, c'è una vecchia casa di custodia abbandonata di proprietà dell'Eav. L'immobile è ubicato sulla vecchia tratta Napoli-Baiano dismessa 25 anni fa dalla Circumvesuviana. La famiglia Di Mauro decide quindi di occuparlo. Ma l'Eav sporge denuncia. «Questo posto era a pezzi ricorda Ivano Di Mauro ma grazie a una donazione di qualche migliaio di euro del cantautore pomiglianese Felice Romano e grazie al fatto che sono un tuttofare sono riuscito a ristrutturarlo come meglio ho potuto».

La famiglia Di Mauro torna a sorridere. «Quest'assoluzione è il risveglio da un incubo». Il processo stava preoccupando non poco la coppia. Ivano nel 2008 fu licenziato dalla Fiat di Pomigliano, dove faceva l'operaio. I carabinieri gli trovarono in casa alcune bustine di erba. «L'azienda rammenta Ivano - mi licenziò per tutelare la sua immagine. Da allora non sono più riuscito a trovare un lavoro. Ora stiamo pregando per il reddito di cittadinanza...». © RIPRODUZIONE RISERVATA