La perizia choc: «Sotto la stazione Tav di Afragola 53 discariche tombate»

Sabato 21 Settembre 2019 di Marco Di Caterino
La stazione dell'Alta Velocità di Afragola è stata realizzata su ben 53 siti di rifiuti tossici e pericolosi, intombati dalla camorra nel corso degli ultimi venti anni. La clamorosa e scioccante notizia non arriva dal pentito di turno e nemmeno dalle indagini classiche della magistratura. Ad accertare la presenza di veleni undergroud in un'ampia fetta di territorio di Afragola, al centro del quale è stato realizzato quel gioiello architettonico di Zaha Hadid che è la stazione Tav, è Vito Felice Uricchio, direttore facente funzioni dell'Istituto di Ricerca sulle Acque (IRSA), un istituto del Cnr serio, dal solido passato fatto di rigore scientifico e da un presente di ricerche con strumentazioni di altissima tecnologia.
 
Tanto che proprio all'Irsa nei mesi scorsi la procura di Napoli Nord, diretta da Francesco Greco, aveva commissionato una ricerca sul campo, da effettuare con la tecnica «Change Detection», per accertare la presenza di rifiuti intombati sotto la stazione, già al centro di una delicata, complessa e lunga inchiesta della stessa procura, portata avanti dall'aggiunto Domenico Airoma e dal pm Giovanni Corona. Un'indagine che è alle battute finali e che potrebbe avere dei risvolti ancora più clamorosi del sequestro di un'area di parcheggio e dell'unico bar esistente nella stazione, scattato pochi mesi dopo l'inaugurazione della struttura.

La Procura di Napoli Nord interpellata sulla vicenda ha mantenuto il proverbiale basso profilo e un secco «no comment». Senza scendere nei dettagli, davvero molto complicati, sulla tecnica «Change Detection», basta sapere che questa indagine scientifica consente di identificare le modifiche naturali e quelle operate dall'uomo che intervengono sul territorio preso in esame, e di determinare anche in quale intervallo temporale sono avvenute. Il metodo è quello della valutazione comparata di immagini rilevate da satelliti, aerei e droni. L'efficacia delle analisi effettuate con dati telerilevati dipende dal fatto che un qualsiasi cambiamento di copertura del suolo, come possono essere gli scavi, o della superficie osservata determina agli occhi di particolari strumenti una differente risposta spettrale radiometrica, che può essere opportunamente valutata e cartografata, facendo comprendere l'evoluzione dello stato territoriale ed ambientale delle aree esaminate.

La notizia dei 53 «siti di stoccaggio» della camorra, interrati a macchia di leopardo sotto la stazione dell'Alta Velocità (e sotto decine di ettari di campi vicini) verrà ufficializzata e illustrata nei dettagli dallo stesso professor Uricchio, questa mattina, nel corso della seconda giornata dei lavori del Forum «Economia dai Rifiuti» in corso a Lacco Ameno, ad Ischia, organizzato dal Polieco (Consorzio nazionale per il riciclaggio dei rifiuti dei beni a base di polietilene), con la partecipazione di esperti e industriali del settore. I lavori sono stati aperti dal senatore Nicola Morra, presidente della commissione parlamentare antimafia, che ha parlato di «regia criminale dietro i roghi negli impianti del Nord», accusando le Procure di essere «distratte», perché «nessuno può credere all'autocombustione continua» quale origine dei roghi negli impianti di trattamento dei rifiuti. «È invece evidente e assolutamente plausibile - ha aggiunto - che la regia sia della criminalità organizzata, specie di ndrangheta e camorra e questo accade sia in Veneto che in Lombardia. Mentre in Campania molti territori sono diventati negli anni pattumiera di traffici illeciti, attraverso il clan di Bidognetti e company trafficando in rifiuti dalla Toscana, è evidente - ha concluso Morra - che anche che chi doveva controllare non ha controllato». © RIPRODUZIONE RISERVATA