Tribunale di Napoli, toghe in campo contro la mail di accesso

Sabato 21 Novembre 2020 di Leandro Del Gaudio

Mail per accedere in Tribunale, la tensione è stata alta per l'intera mattinata: urla all'esterno della camera penale, ma anche modifiche in corso d'opera dell'ultimo decreto in materia di contenimento alle regole anti Covid. C'è chi con veemenza se la prende con i vertici del direttivo di piazza Cenni, in un contesto reso febbrile dalla campagna elettorale per il rinnovo della guida dei penalisti (si vota il 16 dicembre) in un confronto fino all'ultimo voto.

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LA RABBIA
Ore undici, piazza Cenni: c'è chi se la prende con i vertici della giunta dei penalisti guidata da Ermanno Carnevale, con un no all'ultimo provvedimento dei vertici della Corte di appello. Tutti contro il provvedimento che dispone l'obbligo di spedire una mail a un indirizzo di posta elettronica «dedicato», un ordine che vale per magistrati, avvocati, forze dell'ordine, utenti. Un provvedimento firmato giovedì sera dai vertici degli uffici giudiziari, in un confronto con i vertici di Consiglio dell'ordine e delle camere penali e civili. Alla base della decisione, il picco di contagi di questi giorni e la necessità di impedire la nascita di focolai, con un tracciamento rigoroso. Non sono d'accordo gli avvocati, che sono già alle prese con mail e prenotazioni o segnalazioni per udienze, accessi in cancellerie o uffici di pm, ma arrivano proteste anche da parte di settori della magistratura, con la richiesta di revisione intrapresa dalla segreteria distrettuale di Magistratura indipendente. Duramente avversato ieri mattina, all'esterno della camera penale, prova a fare chiarezza il presidente dei penalisti Ermanno Carnevale: «Comprendo l'esasperazione di tanti colleghi, anche perché ho vissuto in prima persona la crisi che si è abbattuta sulla nostra professione dal lockdown, oltre ad avere assieme ai colleghi del direttivo il carico della responsabilità in un periodo unico nella storia della avvocatura». E, assieme al segretario del direttivo Mario Fortunato, ieri ha incontrato i capi degli uffici per «ottenere una modifica del provvedimento».

Ma che ne pensano gli altri leader in campo? Spiega l'avvocato Gaetano Balice, candidato presidente, che ieri ha dato inizio a una raccolta di firme per modificare il provvedimento: «Comprendo le preoccupazioni dei vertici degli uffici giudiziari, ma siamo convinti che questo provvedimento non aggiunga un livello di sicurezza reale rispetto alle precauzioni adottate in questi mesi e condivise da noi avvocati. Ho riscontrato voci di dissenso, lunedì presenteremo gli esiti di una raccolta di firme, confidiamo nella possibilità di un intervento risolutivo da parte delle stesse autorità che hanno emesso il decreto». Critico anche Marco Campora, candidato alle elezioni dei penalisti: «Provvedimento inutile e senza alcun effetto. Non cade come un fulmine a ciel sereno ma si innesta all'interno di un percorso che mira - sia pur forse inconsciamente - all'allontanamento degli avvocati dai tribunali. Da tempo siamo costretti a districarci tra conferme di prenotazioni che non arrivano, mail che non vengono lette dai destinatari, atti che riusciamo ad avere solo in extremis pochi giorni o poche ore prima della celebrazione del processo. Chiediamo anche la revoca dell'obbligo di prenotazione per le cancellerie e il rispetto degli orari».

Scrivono i vertici di Mi: «Apprezziamo lo spirito del provvedimento, ma si impongono necessarie e consistenti integrazioni, che rendono opportuno un differimento della sua entrata in vigore». Spiega il penalista Gaetano Laghi: «Il problema non è solo la mail, ma bisogna avere la certezza che qualcuno ci risponda e che il peso di un ulteriore adempimento non ricada su di noi».
 

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